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Francesco, Karol e la Divina Misericordia: per chi soffre "in questo tempo difficile"

Al termine dell’udienza generale, nel saluto ai fedeli polacchi, Papa Francesco ha ricordato che domenica prossima, 19 aprile, la Chiesa celebrerà la festa della Divina Misericordia, istituita 20 anni fa da san Giovanni Paolo II, nel giorno della canonizzazione di suor Faustina Kowalska



Nel saluto ai fedeli polacchi, all’udienza generale di questa mattina, Papa Francesco ricorda che domenica prossima, il 19 aprile, si celebrerà "la festa della Divina Misericordia”. Nelle sue parole il ricordo di san Giovanni Paolo II, il Pontefice venuto dalla Polonia, che l’ha istituita vent’anni fa, il 30 aprile 2000, “rispondendo alla richiesta di Gesù trasmessa a santa Faustina” Kowalska, la piccola suora polacca, venerata come l’apostola della Divina Misericordia, che tra la prima e la seconda guerra mondiale ebbe numerose visioni di Gesù risorto.

La visione di suor Faustina: Gesù risorto e i due fasci di luce
“Desidero che la festa della misericordia - disse Gesù a suor Faustina, che riportò queste parole nel suo Diario, alla voce 699 - sia di riparo e rifugio per tutte le anime. L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della mia misericordia”. Dal cuore trafitto di Cristo, ricordava san Wojtyla nell’omelia della canonizzazione della religiosa, nella stessa prima domenica dopo Pasqua del 2000, nella quale istituì la festa della Divina Misericordia, santa Kowalska vedeva partire “due fasci di luce che illuminano il mondo. ‘I due raggi – le spiegò un giorno Gesù stesso - rappresentano il sangue e l'acqua’”. Da quel cuore, commentava il Papa polacco, “scaturisce la grande onda di misericordia che si riversa sull'umanità”.


Preghiamo Gesù Misericordioso per la Chiesa e l'umanità
Con fiducia, conclude Francesco il suo saluto ai polacchi, “preghiamo Gesù Misericordioso per la Chiesa e per tutta l’umanità, specialmente per coloro che soffrono in questo tempo difficile. Cristo Risorto ravvivi in noi la speranza e lo spirito di fede”.

Due Papi uniti dalla Divina Misericordia
La Divina Misericordia è sicuramente uno dei temi forti che legano Giovanni Paolo II e Francesco. L’ enciclica scritta da san Wojtyla nei primi anni di pontificato, Dives in Misericordia, del 30 novembre 1980, viene ripresa costantemente da Papa Francesco negli atti, nelle parole, e nell’indizione del Giubileo straordinario della misericordia, dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016. Entrambi i Pontefici provengono da situazioni segnate dallo sconvolgimento sociale e dalle difficoltà storiche. E la sensibilità umana, la concretezza storica e l’attenzione che prestano entrambi alla dignità dell’uomo, alle questioni dei più poveri che li rende così vicini nel ricordare alla Chiesa e al mondo la forza della Divina Misericordia.

La statua di san Giovanni Paolo II davanti al santuario della Divina Misericordia a Cracovia


Giovanni Paolo II, nel 1980, scrive la Dives in Misericordia
La misericordia non elimina la giustizia, ma la supera, chiariva Giovanni Paolo II nella sua Enciclica dedicata a “Dio ricco di misericordia”, intitolando un capitolo “Basta la giustizia?”. Alla domanda rispondeva che la Chiesa è chiamata a proclamare e ad annunciare la misericordia proprio come forma più alta di giustizia nell’amore. Perché la misericordia non è un buonismo, ma la giustizia umana senza Dio porta alla negazione dell’uomo, ad un sistema di schiavitù e alla negazione della dignità della persona.

30 aprile 2000, la canonizzazione di suor Faustina Kowalska
Vent’anni dopo aver scritto Dives in Misericordia, nel cuore del Grande Giubileo del Duemila, Karol Wojytla canonizzava suora Maria Faustina Kowalska, morta nella sua Cracovia il 5 ottobre 1938, a soli 33 anni e apriva l’omelia con le parole del salmo 118, cantato nell’Ottava di Pasqua: "Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia".


L'immagine di Gesù Misericordioso simile a quella fatta realizzare da suor Faustina


Dal cuore trafitto di Gesù una "grande onda di misericordia"
Sono parole, commentava, quasi raccolte “dalle labbra di Cristo risorto”, che nel Cenacolo “porta il grande annuncio della misericordia divina e ne affida agli apostoli il ministero: ‘Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi... Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi’ “. E prima di pronunciare queste parole, ricordava Giovanni Paolo II, “Gesù mostra le mani e il costato. Addita cioè le ferite della Passione, soprattutto la ferita del cuore”, la sorgente della “grande onda di misericordia che si riversa sull'umanità”.

Divina Misericordia e Risurrezione di Cristo
Non è possibile pensare la Divina Misericordia senza la Risurrezione del Signore, spiegava Papa Wojtyla, perché questa è il culmine della rivelazione della Misericordia di Dio, l’apertura alla vita eterna, il dono supremo che Dio in Cristo offre all’uomo, e Gesù è venuto nel mondo proprio per rivelare il volto misericordioso di Dio. “Il suo messaggio di misericordia – concludeva nella sua omelia di canonizzazione - continua a raggiungerci attraverso il gesto delle sue mani tese verso l'uomo che soffre. E' così che lo ha visto e lo ha annunciato agli uomini di tutti i continenti suor Faustina, che, nascosta nel suo convento di Lagiewniki, in Cracovia, ha fatto della sua esistenza un canto alla misericordia: Misericordias Domini in aeternum cantabo”.

Papa Francesco abbraccia un'anziana malata durante il viaggio in Paraguay



Francesco: la misericordia è il messaggio più forte di Dio
Quasi 13 anni più tardi, il 17 marzo 2013, nella piccola chiesa di Sant’Anna, la sua parrocchia in Vaticano, Papa Francesco, eletto 4 giorni prima, celebra la sua prima messa aperta ai fedeli, dopo quella in Cappella Sistina per i cardinali. Il Vangelo di Giovanni presenta l’episodio della donna adultera che Gesù salva dalla condanna a morte. “Per me, lo dico umilmente – scandisce il Papa argentino - è il messaggio più forte del Signore: la misericordia. Ma Lui stesso l’ha detto: Io non sono venuto per i giusti; i giusti si giustificano da soli”. “Io sono venuto per i peccatori” spiega citando il Vangelo di Marco. “Non è facile – aggiunge - affidarsi alla misericordia di Dio, perché quello è un abisso incomprensibile. Ma dobbiamo farlo!”. E conclude: “Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono”. 

Il primo angelus: Dio non si stanca mai di perdonarci
All’angelus, poi, il primo del suo pontificato, Francesco sottolinea che “il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. ‘Grande è la misericordia del Signore’, dice il Salmo”. E ricorda di aver appena letto un libro del cardinale Kasper sulla misericordia. “Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto – ribadisce - E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza”.

Papa Francesco nella Messa della Divina Misericordia del 2018


Giubileo della Misericordia: Dio spalanca la porta del cuore
“Lui - conclude il Pontefice - è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo”. Qui c’è già tutto il magistero di Papa Francesco sulla misericordia. Nella bolla di indizione del Giubileo, Misericordiae vultus, inviterà infatti a lasciarsi “sorprendere da Dio” che “non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita”.

I Venerdì e i missionari della misericordia 
Un Anno Santo istituito “per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio – spiegava Francesco nell’annuncio del 13 marzo 2015, secondo anniversario dell’elezione, nel corso di una celebrazione penitenziale – con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ogni donna del nostro tempo”. Nel corso del Giubileo, il Papa non solo ha parlato, ma ha concretizzato anche la misericordia, proseguendo i suoi continui gesti di vicinanza verso gli ultimi, inaugurando i “Venerdì della misericordia”, visite in forma privata a comunità e strutture di accoglienza e solidarietà per chi soffre e inviando nel mondo migliaia di "missionari della misericordia", per offrire a tutti il perdono di Dio attraverso il sacramento della Riconciliazione.

Papa Francesco in visita in una comunità per anziani in un Venerdì della Misericordia


La Giornata mondiale dei poveri, dono del Giubileo
Nella Lettera apostolica Misericordia et misera, diffusa al termine dell’Anno Santo, il Pontefice istituisce la Giornata mondiale dei poveri, da celebrare la 33ma domenica del tempo ordinario, e concede stabilmente a tutti i sacerdoti di assolvere il peccato di aborto. “Misericordia et misera” sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera narrato dal Vangelo di Giovanni. E’ una splendida espressione, spiega Papa Francesco, del mistero “dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: ‘Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia’”.

Noi primi siamo oggetto della misericordia di Dio
Pochi mesi fa, infine, il 13 dicembre scorso, incontrando i rappresentanti di associazioni, congregazioni e movimenti ecclesiali francesi dedicati alla Misericordia divina, il Papa ricorda che possiamo essere veri apostoli della misericordia solo nella consapevolezza di essere stati noi stessi oggetto della misericordia da parte del Signore e di continuare ad esserlo. E cita un passo della Dives in misericordia di san Giovanni Paolo II.

Karol: la vera misericordia è un atto di reciprocità
“Dobbiamo anche purificare continuamente tutte le nostre azioni e tutte le nostre intenzioni in cui la misericordia viene intesa e praticata in modo unilaterale […]. Solo allora, in effetti, essa è realmente un atto di amore misericordioso: quando, attuandola, siamo profondamente convinti che, al tempo stesso, noi la sperimentiamo da parte di coloro che la accettano da noi. Se manca questa bilateralità, questa reciprocità, le nostre azioni non sono ancora autentici atti di misericordia”.


Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

FONTE: VATICAN NEWS




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