domenica 24 marzo 2019

Quaresima: pazienza e misericordia di Dio - III domenica di Quaresima - Commento al Vangelo

Rif.: Es 3,1-8.13-15; Sal 102; 1Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9

Dio consegna il proprio nome “IO SONO” a Mosè perché lo riferisca agli Israeliti. Un nome che è un verbo e che indica l’essere stesso di Dio: Increato ed Eterno, che “ha in sé la fonte della vita”, che è al di sopra del tempo ed in sé lo ricapitola. Poi Dio continua dicendo “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Questo è il mio nome per sempre”.


Dio è dunque Dio degli uomini e per gli uomini e allora “Io Sono” può intendersi anche come “Io ci sono”, sono il Dio che è vicino, che “osserva la miseria del suo popolo, ne ascolta il grido, ne conosce le sofferenze e scende a salvarlo”. Ed in questo “scendere per portare salvezza e liberazione” scorgiamo l’itinerario di Cristo, la sua discesa nella carne, nella sofferenza, nella morte, per traghettare l’uomo verso la liberazione definitiva dal male e dalla morte per condurlo verso la beatitudine e l’eternità della vita.
“Io Sono” un nome dato per essere conosciuto e farsi “riconoscere”, un nome da invocare e onorare, un nome che ci avvicina e nello stesso tempo ci “allontana” da Dio perché ce ne fa comprendere la trascendenza, la santità, la distanza infinita che mai avremmo potuto colmare se Dio stesso non si fatto vicino a noi, a portata delle nostre labbra e del nostro cuore.

giovedì 21 marzo 2019

Oggi 21 marzo Giornata Mondiale Contro Il Razzismo




Il 21 marzo 2019 si celebra la giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale, istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con Risoluzione A/RES/2142(XXI) del 26 ottobre 1966 per commemorare glli avvenimenti occorsi nel 1960 in Sudafrica che videro la polizia di Sharpeville aprire il fuoco nei confronti di una folla che stava pacificamente dimostrando contro la legge istitutiva dell'apartheid, causando la morte di 69 manifestanti e ferendone 300.

Quest’anno le iniziative, invece che per una sola settimana si protrarranno per tutto il mese di marzo coinvolgendo il mondo della scuola, delle università, dello sport e delle associazioni.
L’offerta culturale è stata resa ancora più ampia e diversificata e, oltre ai numerosi eventi territoriali, è previsto il lancio di una campagna di informazione dal titolo “Diversi perché unici” e di uno spot, che andrà in onda sulle reti Rai. L’obiettivo è quello di diffondere un messaggio di rispetto e tolleranza della diversità, di contrasto nei confronti di ogni forma di discriminazione e di sostegno attivo alle vittime.

Si prevede, inoltre, l’avvio di una campagna sui canali social dell’Unar, così da raggiungere anche il pubblico dei più giovani.

XXV Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Ogni 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, perché in quel giorno di risveglio della natura si rinnovi la primavera della verità e della giustizia sociale.



Dal 1996, ogni anno in una città diversa, viene letto un elenco di circa novecento nomi di vittime innocenti. Libera si prepara a celebrare in Veneto la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Padova, come piazza principale, la XXV Giornata della Memoria e dell’Impegno che ricorda di tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnova in nome di quelle vittime l'impegno nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. La giornata è promossa da Libera, Avviso Pubblico in collaborazione con la Rai - Responsabilità sociale e sotto l'Alto Patronato del Presidente de la Repubblica. “Passaggio a Nord Est, orizzonti di giustizia sociale” è il tema che accompagnerà il 21 marzo, durante il quale i familiari di vittime innocenti delle mafie saranno presenti a Padova e nei tanti luoghi dove si svolgerà la manifestazione. Durante la giornata saranno letti i circa 1000 nomi di vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. Ci sono vedove, figli senza padri, madri e fratelli. Ci sono i parenti delle vittime conosciute, quelle il cui nome richiama subito un'emozione forte. E ci sono i familiari delle vittime il cui nome dice poco o nulla. Per questo motivo è un dovere civile ricordarli tutti. Per ricordarci sempre che a quei nomi e alle loro famiglie dobbiamo la dignità dell'Italia intera. 

In Memoria Di San Giovanni Paolo II (2005-2019)

IL RICORDO A QUATTORDICI ANNI DAL TRANSITO DI KAROL WOJTYLA(2005-2019), uno dei più autentici testimoni della fede del nostro tempo, con la sua vita e con il suo servizio generoso alla Chiesa.

Quattordici anni fà, il 02 aprile 2005, alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia a lui tanto cara, Giovanni Paolo II tornava alla casa del Padre.

Papa Francesco lo ha ricordato con parole di affetto e riconoscenza.
”Lo ricordiamo come grande Testimone di Cristo sofferente, morto e risorto, e gli chiediamo di intercedere per noi, per le famiglie, per la Chiesa, affinché la luce della risurrezione risplenda su tutte le ombre della nostra vita e ci riempia di gioia e di pace”. Inoltre ha detto: “Il suo esempio e la sua testimonianza sono sempre vivi tra noi. Cari giovani, imparate ad affrontare la vita con il suo ardore e il suo entusiasmo; cari ammalati, portate con gioia la croce della sofferenza come egli ci ha insegnato; e voi, cari sposi novelli, mettete sempre Dio al centro, perché la vostra storia coniugale abbia più amore e più felicità”. Ed è proprio verso i giovani e le famiglie, laddove l’amore è chiamato a concretezza e progetto di vita che Egli spese le sue parole più belle e preziose, si diede senza riserve, per questo è stato proclamato partono delle famiglie, come avrebbe voluto essere ricordato, “il papa della famiglia”.

L'appuntamento è per Sabato 30 marzo 2019 alle ore 18.30, presso la Parrocchia dei Santi Medici di Polignano a Mare dove sarà celebrata la Santa Messa in Memoria, presieduta da Don Giancarlo CARBONARA, Don Antonio ESPOSITO e dal Diacono Don Mikael VIRGINIO, la funzione sarà animata ed accompagnata dalle splendide voci e note del coro parrocchiale diretto dal M° Giuseppe PACELLO.

domenica 17 marzo 2019

Strage in Nuova Zelanda, il Papa: “All’odio e alla violenza rispondiamo con gesti di pace”

All'Angelus il dolore del Pontefice per l'attacco terroristico a Christchurch: "Prego per i morti e i feriti e i loro familiari. Sono vicino a quella comunità religiosa e civile"


“In questi giorni, al dolore per le guerre e i conflittiche non cessano di affliggere l’umanità, si è aggiunto quello per le vittime dell’orribile attentato contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda (leggi qui)”.
Sono parole di dolore quelle pronunciate da Papa Francesco al termine del tradizionale Angelus domenicale. Il pensiero del Pontefice va alla Nuova Zelanda, ancora sotto choc dopo il ghigno e il gesto suprematistadell’attentatore fatto in tribunale (leggi qui).

Il Santo Padre condanna il gesto e rivolge un appello a tutti gli uomini: “Sono vicino ai nostri fratelli musulmani a quella comunità religiosa e civile, e rinnovo l’invito ad unirsi con la preghiera e i gesti di pace per contrastare l’odio e la violenza“.
Quindi invita i presenti a pregare. In piazza San Pietro, gremita di fedeli provenienti da ogni parte del mondo scende un silenzio surreale, interrotto – a tratti – dalle preghiere, pronunciate sottovoce, dai pellegrini.

“La preghiera trasforma la persona”
Commentando poi il brano evangelico odierno, quello della “Trasfigurazione“, il Papa fa notare come questo evento della vita di Cristo “mostra la prospettiva cristiana della sofferenza: essa è un passaggio necessario ma transitorio. Il punto di arrivo a cui siamo chiamati è luminoso come il volto di Cristo trasfigurato: in Lui è la salvezza, la beatitudine, la luce, l’amore di Dio senza limiti”.

Quaresima: mistero di croce e di gloria - commento al Vangelo - II domenica di QUARESIMA

La Trasfigurazione mostra che la nostra vita non si ferma nel deserto, non è solo preda delle tentazioni, non può arrestarsi davanti agli ostacoli poiché in essa si riflette la luce divina che la trasfigura e la chiama al di là delle croci e della povertà.

Rif.: Gn 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28b-36

“Mostrami il tuo volto; Signore, il tuo volto io cerco” la preghiera del salmista è la preghiera di ogni uomo che si interroga sul senso della propria vita. E, in Cristo, Dio mostra il suo volto nelle fattezze di un uomo così che ogni uomo possa riconoscersi in lui: dalla tenerezza dell’infanzia all’atrocità delle sofferenze e alla morte. Un volto gioioso e piangente, pietoso e sofferente, severo e glorioso. E’ il volto di Dio che si fa uomo per camminare con l’uomo e accompagnarlo fino alla morte, per distruggere la morte e guidarlo alla gloria. Un volto che gli Apostoli hanno imparato a conoscere ed amare e ai quali, prima di mostrarlo sfigurato dalla croce, Cristo mostra glorioso e splendente. E’ la Trasfigurazione che dopo le Tentazioni è un appuntamento fisso del tempo quaresimale che viene ad incoraggiarci e a dirci che se la vita, simile ad un cammino penitenziale, è irta di difficoltà, di tentennamenti e di ripensamenti, lo sguardo può e deve spaziare al di là del suo limite temporale dove è Dio.
Molti gli spunti di riflessione che questo episodio ci offre. Innanzitutto la Trasfigurazione sembra fiorire dalla preghiera di Cristo, preghiera che si svolge in pieno raccoglimento, sulla cima del monte, nel silenzio e nel verde della natura. Al monte si accede mediante una strada in salita che richiede fatica ma permette di allontanarsi dalla folla e dal rumore. Faticosa come una strada in salita è a volte la preghiera: tempo da sottrarre a ciò che ci attira, ci impegna, ci diverte. Ma solo così, liberandosi da ogni cosa, ci si può immergere nel colloquio con Dio.

giovedì 14 marzo 2019

Si può ancora insegnare religione?





Un terremoto mediatico riservato alle occasioni più allarmanti, tra interrogazioni parlamentari, comunicati stampa, dignità di inserimento tra i titoli di apertura dei notiziari nazionali, polemiche, accuse, precisazioni, vagonate di articoli, blog, minacce di ricorsi e denunzie per più di una settimana. Salvo, proprio come per certi eventi sismici, il declassamento finale da terremoto a semplice polverone mediatico, degno solo di essere spazzato via con la ramazza, senza scomodare neanche una più gentile scopa, di certo sprecata. È il risultato della interrogazione parlamentare di due deputati del Movimento 5 Stelle contro un docente di religione, colpevole di aver mostrato ai suoi studenti liceali un famoso video antiabortista del 1984, L’urlo silenzioso.
Si tratta di un video prodotto dal ginecologo Bernard Nathanson, in cui si mostra una procedura di aborto ripresa attraverso l’ecografo, spiegando l’accaduto. Il titolo, L’urlo silenzioso, fa riferimento al grido silenzioso di dolore che il registra scorge nel feto quanto apre la bocca durante l’intervento. Secondo i tuttologi social imbrattatori del web, un vero e proprio scandalo, oltre che un abuso della funzione didattica, che avrebbe sconvolto gli studenti e sconcertato i loro genitori.

Un aereo, in Etiopia

L’aereo caduto il 10 marzo era il mondo, basta volerlo vedere. Uomini e donne di 35 paesi volavano assieme. Le tragedie ce lo rivelano: il mondo è già cambiato, ed è splendidamente meticcio.

Da trent’anni volo verso l’Africa con Ethiopian Airlines. Decine e decine di voli notturni da Roma verso Addis Abeba. Ricordo sempre con emozione l’alba nei cieli dell’Etiopia. Volerò ancora verso quelle terre. In Etiopia ho conosciuto Paolo Dieci, una delle vittime dell’aereo caduto la mattina del 10 di marzo. Paolo era un lavoratore della cooperazione. Aveva fondato, assieme ad altri il Cisp, una delle prime organizzazioni non governative italiane.
Ho addosso una sensazione che non so raccontare: ho rivissuto ogni momento prima di quel volo maledetto. Perché io conosco l’aeroporto di Addis Abeba e conosco, senza conoscerle, ognuna delle persone che erano a bordo di quell’aereo. Posso dirvi di cosa hanno parlato assieme prima di imbarcarsi. Posso dirvi del loro lavoro, del loro impegno, dei loro desideri. Posso dirvi, senza averle mai viste, di Virginia e di Maria Pilar, ragazze del World Food Program: hanno la stessa forza che ha mia figlia. Lo stesso entusiasmo. Prendono gli stessi aerei verso l’Africa. Conosco i settanta e più anni di Carlo e Gabriella e del loro amico Matteo: andavano in Sud Sudan (in Sud Sudan!) perché credono nel futuro, nella speranza. Nell’umanità.

mercoledì 13 marzo 2019

Il mistero di Pietro

Iniziando il settimo anno di pontificato, mentre diventa bersaglio delle accuse di nemici ed ex tifosi, Papa Francesco abbraccia in pienezza il mistero legato al suo ministero: il compito del successore del pescatore crocifisso a testa in giù nell’area del colle Vaticano.

Il sesto anno di pontificato di Papa Francesco inizia con il Vescovo di Roma in ritiro quaresimale di preghiera e penitenza, mentre il cardinale George Pell – da lui scelto come stretto collaboratore nell’opera di riforma della Curia – viene esposto alla gogna globale con la trasmissione in mondovisione della condanna al carcere infertagli per abusi sessuali. Non serve troppa fantasia per abbozzare l’incipit di un bilancio dagli accenti cupi e disastrosi. Non occorre inventarsi niente: la “narrazione” mediatica è già ben approntata per diffondere lo storytelling del «Failing Papacy», il «papato che sta per fallire», come dicono all’unisono negli Usa sia i liberal che le destre clericali.
A ben vedere, il congegno-trappola si andava allestendo da anni. Lo venivano apparecchiando pezzo a pezzo, con alacrità, non tanto i nemici e i detrattori del Papa regnante, quanto alcuni dei suoi più invadenti e stonati cantores. Gli aedi della «rivoluzione bergoglista» che lo tratteggiavano come il Deus ex machina di una «nuova» Chiesa, la cosiddetta «Chiesa di Bergoglio».

UNA FIGURA SORRIDENTE CHE CAMMINA TRA NOI


Francesco l’uomo umile ha già 6 anni di pontificato, la sua elezione è stata una grande sorpresa per la sua vita e per il mondo intero. Egli non solo è venuto a mostrarci che l’umiltà è la nostra migliore attitudine, ma ci mostra come praticarla attraverso il suo esempio, un uomo che non conosce altre etichette oltre all’amore di Cristo stampato su ciascuna di esse.
Il suo cammino ci segna tutti, perché vediamo come le persone rispondono alle sue parole e sentono quel calore umano che lo caratterizza. Un Papa che cammina per le strade della povertà, della ricchezza, dell’onda giovanile, del passare del tempo degli anziani e della tenerezza dei bambini.
In una delle sue omelie, Francesco ha detto: “La nostra prima chiamata è sperimentare quell’amore misericordioso del Padre nella nostra vita, nella nostra storia”. Accettò la sua chiamata donandosi pienamente, e ci invita ad accettare quella chiamata personale e comunitaria per la quale siamo stati creati.

Papa Francesco: sei anni di Pontificato con la forza dello Spirito

In questo anniversario ripercorriamo insieme gli aspetti spirituali del magistero di Papa Francesco, talvolta messi in sordina dalla dimensione sociale, più amplificata dai media: dal cristocentrismo alla fede nella potenza della preghiera, dalla santità del quotidiano alla dimensione mariana.

Sono passati sei anni da quel 13 marzo 2013, quando viene eletto il primo Papa proveniente dal continente americano, il primo gesuita, il primo col nome del Poverello d’Assisi. Al di là degli eventi e dei fatti più noti di questi 2191 giorni con Papa Francesco, 265.mo Successore di Pietro, si possono sottolineare 10 punti del suo pontificato, più specificamente spirituali, che non sempre emergono nelle cronache.

1. Vivere la fede è incontrare Gesù
Al centro del magistero di Papa Francesco c’è il mistero dell'incontro col Signore, vero Dio e vero uomo, da cui scaturisce il primo annuncio, il “kerygma”: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti” (Evangelii gaudium, 164). La fede non è una ideologia - le idee dividono e innalzano muri - ma un incontro concreto col nostro Salvatore che ci muove a incontrare gli altri cambiandoci per sempre la vita: da questo incontro d’amore nasce il desiderio di portare la gioia del Vangelo al mondo. È la forza dell'amore di Gesù, vissuto in prima persona, che spinge a dire la buona notizia, che è per tutti: i cristiani sono solo dei poveri messaggeri che devono dire qualcosa di infinitamente più alto di loro.

“GRATI A FRANCESCO, PUNTO DI RIFERIMENTO”

Sei anni fa cominciava il pontificato di papa Francesco, l'inizio di una Chiesa più aperta e più vicina agli ultimi. Il 13 marzo 2013, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, veniva eletto papa Francesco, primo papa gesuita proveniente dall'America latina che già ha lasciato il segno nella storia della Chiesa.

Celebriamo 6 anni di pontificato di Papa Francesco. Ti salutiamo e rendiamo grazie al Padre per il dono della tua vita, per il tuo servizio, per la tua gioia e la tua semplicità. Ci uniamo a te per pregare per le sfide dell'umanità e della missione della Chiesa. Che Maria, Madre nostra, ti copra col suo manto e che il Signore ti assista in ogni momento. Buon anniversario Papa Francesco! 💕

martedì 12 marzo 2019

I ringraziamenti della Fondazione ONLUS "Saverio De Bellis" alla nostra Associazione



I ringraziamenti della Fondazione ONLUS "Saverio De Bellis" alla nostra Associazione "Giovanni Paolo II" - Polignano a Mare - in merito alla raccolta fondi in occasione del Torneo di Burraco organizzato lo scorso 17 Febbraio. Ci preme da parte nostra condividere questo ringraziamento con tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questo speciale evento. La nostra forza sta anche in questo. Grazie a tutti.


L’anniversario del pontificato, guardando all’essenziale

Francesco ha vissuto e sta per vivere mesi intensi tra viaggi e Sinodi. Il suo sesto anno è stato caratterizzato dalla piaga degli abusi e dalla sofferenza per alcuni attacchi interni: la risposta è stata un invito a tornare al cuore della fede.

Il sesto anniversario dell’elezione vede Papa Francesco impegnato in un anno denso di importanti viaggi internazionali, segnato all’inizio e alla fine, da due avvenimenti “sinodali”: l’incontro per la protezione dei minori avvenuto in Vaticano lo scorso febbraio con la partecipazione dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, e il Sinodo speciale sull’Amazzonia, che sarà celebrato - sempre in Vaticano - il prossimo ottobre. Di notevole impatto il recente viaggio negli Emirati Arabi che ha visto il Vescovo di Roma firmare una Dichiarazione congiunta con il Grande Imam di Al-Azhar. Un documento che si spera possa avere conseguenze nel campo della libertà religiosa. Il tema ecumenico sarà prevalente nei prossimi viaggi in Bulgaria e quindi in Romania, mentre il desiderato ma non ancora ufficializzato viaggio in Giappone potrà aiutare a fare memoria della devastazione provocata dalle armi nucleari come monito per il presente e per il futuro dell’umanità che sperimenta la «terza guerra mondiale a pezzi» di cui parla spesso il Papa.

Ma uno sguardo all’anno appena trascorso non può prescindere dal riemergere dello scandalo degli abusi e dalle divisioni interne che hanno portato lo scorso agosto l’ex nunzio Carlo Maria Viganò, proprio mentre Francesco celebrava l’Eucaristia con migliaia di famiglie a Dublino riproponendo la bellezza e il valore del matrimonio cristiano, a chiedere pubblicamente le dimissioni del Papa per la gestione del caso McCarrick. Di fronte a queste situazioni, il Vescovo di Roma ha chiesto a tutti fedeli del mondo di pregare il Rosario ogni giorno, per tutto il successivo mese mariano di ottobre 2018, per unirsi «in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa da diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi». Una richiesta così dettagliata non ha precedenti nella storia recente della Chiesa. Con le sue parole e l’appello al popolo di Dio affinché preghi per mantenere unita la Chiesa, Francesco ha fatto comprendere la gravità della situazione e al tempo stesso ha espresso la cristiana consapevolezza che non ci sono rimedi umani in grado di assicurare una via d’uscita.

sabato 9 marzo 2019

Le intenzioni di preghiera del Papa per marzo 2019

In questo mese di marzo papa Francesco chiede di pregare per i cristiani perseguitati.




Le intenzioni del Papa

Forse sembrerà difficile crederlo, ma oggi ci sono più martiri che nei primi secoli. Sono perseguitati perché dicono la verità e annunciano Gesù Cristo a questa società. Questo avviene in particolare nei paesi nei quali la libertà religiosa non è garantita. Ma anche in paesi che in teoria è sulla carta tutelano la libertà e i diritti umani.

Preghiamo per le comunità cristiane, in particolare quelle che sono perseguitate, perché sentano la vicinanza di Cristo e perché i loro diritti siano riconosciuti.



Messaggio del nostro Vescovo S.E. Mons. Giuseppe FAVALE per la quaresima 2019



Carissimi,

la Chiesa ci fa iniziare oggi un cammino che vuole essere di vera conversione, un percorso per crescere nella conoscenza dell’amore misericordioso del Signore e per andare con rinnovato slancio e passi sempre più decisi e convinti verso di Lui. In questo messaggio quaresimale prendo spunto dall’icona biblica che sta accompagnando il nostro anno pastorale, l’incontro di Gesù con Zaccheo (cfr. Le 19,1-10), testo capace di gettare nuova luce su un tempo forte che vuole, e deve essere kairòs, tempo di grazia, per tutti.

Come quel giorno a Gerico fu Gesù che scelse di andare a casa di Zaccheo per far rifiorire la sua vita, così oggi è Lui che, abitando la nostra storia, chiede di entrare non solo nella nostra vita, ma anche nella nostra Chiesa, perché vuole portare a tutti la salvezza. Lui vuole entrare senza però imporsi, senza costrizioni, chiede soltanto di aprirgli la porta! Lui conosce bene le nostre fragilità, eppure non disdegna di entrare a casa nostra; non si vergogna di stare con noi, nonostante i nostri peccati.

Questa scelta benigna e coraggiosa del Signore – non dimentichiamo il disappunto di chi assiste alla scena! – ha spinto Zaccheo a compiere due gesti: la donazione della metà dei suoi beni e la restituzione di tutto quello che aveva rubato per quattro volte. Sono i gesti della carità e della giustizia. Sono i gesti che, mentre danno dignità ai poveri e alle vittime di ogni sopruso, riabilitano anche chi ha sbagliato. Zaccheo ritrovò pienamente se stesso nell’atto di donare e di restituire. Non a caso l’evangelista Luca annota il levarsi in piedi di Zaccheo quando comincia a parlare, e adopera per questo il verbo tipico della resurrezione, a voler sottolineare la sua rinascita da una vita buia e non autentica.

venerdì 8 marzo 2019

8 Marzo – Giornata internazionale della Donna

"Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna !
Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci
la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani ".
" Grazie a te, donna sorella, che porti nel complesso della vita sociale le ricchezze della sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità, della tua costanza ".
(SAN Giovanni Paolo II)

La vera vittoria del femminismo consisterebbe, paradossalmente, nel non aver più bisogno di parlare di femminismo e di diritti della donna; purtroppo però dobbiamo constatare che la lotta per l’effettiva parità fra i due sessi è ancora tutta da vincere.
Partiamo da una constatazione positiva: gli ultimi quarant’anni hanno segnato un continuo miglioramento della condizione femminile, registrando un processo evolutivo che si spera sia irreversibile. Oggi tutte le donne occidentali studiano, lavorano, hanno opportunità di fare carriera ed hanno ormai per mariti uomini civili e sensibili, che non rifiutano la collaborazione nei lavori domestici e nell’educazione dei figli.
D’altra parte, le donne sono ancora le più esposte alla disoccupazione nei momenti di crisi, mentre la loro presenza nei posti dirigenziali meglio retribuiti è tuttora sporadica, nonostante le loro competenze siano ormai paragonabili a quelle dei colleghi uomini; per molte risulta particolarmente oneroso conciliare carriera e famiglia, tanto che alla fine esse si trovano di fronte al dilemma se devono sacrificare la possibilità di dimostrare il proprio talento oppure la gioia di amare e di essere amate. Se si guarda al di fuori delle classi privilegiate, si scopre una situazione ancora più drammatica. Troppe donne, nei nostri paesi civilizzati, sono vittime di violenze e di maltrattamenti persino nell’ambito familiare, e troppe sono quelle costrette a vendere, assieme al corpo, la loro dignità. Al di fuori del mondo occidentale, poi, la maggior parte delle donne non ha accesso né all’istruzione, né all’assistenza sanitaria, mentre tradizioni assurde e crudeli impongono la pena di morte per le vittime della violenza sessuale.

giovedì 7 marzo 2019

L' 8 marzo pregare e riflettere


L'8 marzo non è tanto un giorno per festeggiare ma piuttosto un'occasione per pregare e riflettere, sulle condizioni di tantissime donne nel mondo.... e nemmeno tanto lontane da noi...
Le schiave bambine, le donne maltrattate e abusate, le donne invisibili, quelle sfruttate e vendute, le donne torturate, le bambine mutilate, le donne che non possono studiare, nè parlare, nè scegliersi il marito, le donne considerate solo una proprietà alla pari di un cavallo o un campo, le donne disperate che non riescono a sfamare i propri figli, quelle sfigurate, molestate, perseguitate, uccise... nel corpo o nello spirito....

mercoledì 6 marzo 2019

Papa Francesco, davanti al cuore chiuso abbiamo bisogno che venga il Regno di Gesù


“Gesù è venuto; però il mondo è ancora segnato dal peccato, popolato da tanta gente che soffre, da persone che non si riconciliano e non perdonano, da guerre e da tante forme di sfruttamento. Tutti questi fatti sono la prova che la vittoria di Cristo non si è ancora completamente attuata: tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso”.
Papa Francesco ha commentato così nella catechesi dell’udienza generale il passo del Padre nostro “ venga il tuo Regno”. In una assolata Piazza San Pietro il Papa ha commentato le parole del Vangelo di Marco
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” . No certo una minaccia, ma “un lieto annuncio, un messaggio di gioia. Gesù non vuole spingere la gente a convertirsi seminando la paura del giudizio incombente di Dio o il senso di colpa per il male commesso. Al contrario, quella che Lui porta è la Buona Notizia della salvezza, e a partire da essa chiama a convertirsi. Ognuno è invitato a credere nel “vangelo”: la signoria di Dio si è fatta vicina ai suoi figli”.
I segni della venuta di dl Regno sono nel ministero di Gesù che si prende cura “degli ammalati, sia nel corpo che nello spirito, di coloro che vivevano una esclusione sociale, come i lebbrosi , dei peccatori guardati con disprezzo da tutti”.
Ma quando il cure resta chiuso ci domandiamo: “come mai questo Regno si realizza così lentamente?”

Papa Francesco: “Il chiacchiericcio distrugge, è dalla lingua che iniziano la guerre”

Il Pontefice: "Tante volte è più facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati altrui, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidità"

“È sempre utile aiutare il prossimo con saggi consigli, ma mentre osserviamo e correggiamo i difetti del nostro prossimo, dobbiamo essere consapevoli anche noi di avere dei difetti. In questo modo, saremo credibili, agiremo con umiltà, testimoniando la carità”.
E’ il monito che Papa Francesco lancia dalla finestra del suo studio, affacciandosi in piazza San Pietro per la tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus.
Commentando il brano evangelico proposto dalla liturgia odierna, che presenta tre brevi parabole, alle migliaia di pellegrini che colorano con striscioni e palloncini l’abbraccio del colonnato, il Pontefice richiama anche i politici e i leader delle nazioni.
“Può forse un cieco guidare un altro cieco?“. Un interrogativo, con il quale Gesù, spiega il Santo Padre, “vuole sottolineare che una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano“.
In quell’interrogativo, fa notare il Papa, Cristo “richiama così l’attenzione di quanti hanno responsabilità educative o di comando: i pastori d’anime, le autorità pubbliche, i legislatori, i maestri, i genitori, esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone”.

mercoledì 27 febbraio 2019

Il Papa: “Dio è come quelle mamme a cui basta uno sguardo per capire tutto dei figli”

Ritornano le Udienze Generali di Papa Francesco in Piazza San Pietro. Oggi a Roma sembra quasi primavera e il Pontefice, per tutti i fedeli presenti, continua il ciclo di catechesi sul Padre Nostro incentrando la sua meditazione sulla prima invocazione della preghiera, “Sia santificato il tuo nome”.

Papa Francesco inizia così la sua spiegazione: “Le domande del Padre nostro sono sette, facilmente divisibili in due sottogruppi. Le prime tre hanno al centro il Tu di Dio Padre; le altre quattro hanno al centro il noi e le nostre necessità umane. Nella prima parte Gesù ci fa entrare nei suoi desideri, tutti rivolti al Padre: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà; nella seconda è Lui che entra in noi e si fa interprete dei nostri bisogni: il pane quotidiano, il perdono dei peccati, l’aiuto nella tentazione e la liberazione dal male”.
Per il Papa, la preghiera del Padre Nostro “nella sua semplicità ed essenzialità, educa chi lo prega a non moltiplicare parole vane, perché – come Gesù stesso dice – il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Dio è come quelle mamme a cui basta uno sguardo per capire tutto dei figli: se sono contenti o tristi, se sono sinceri o nascondono qualcosa”.

martedì 26 febbraio 2019

Papa Francesco: in Quaresima i cristiani vivano il travaglio della conversione

Reso noto il messaggio del Pontefice per la Quaresima 2019, sul tema: “L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. Il documento reca la data del 4 ottobre, festa di San Francesco di Assisi.

“Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali”. E’ uno dei passaggi chiave del messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2019. Partendo da un versetto della Lettera ai romani, il Pontefice ribadisce che il tempo che precede la Pasqua deve essere l’occasione per accogliere “nel concreto” nella propria vita “la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte”, attirando così “anche sul creato la sua forza trasformatrice”.

lunedì 25 febbraio 2019

Il Papa del secolo breve, il Novecento nel pontificato di Giovanni Paolo II

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, un’analisi degli anni di Karol Wojtyla sul soglio di Pietro e del ruolo svolto alla fine della Guerra fredda.


Sono passati trent’anni dalla caduta del muro di Berlino e ne sono passati quattordici dalla scomparsa di Giovanni Paolo II, il Papa che con la sua storia personale e il suo indiscutibile carisma ha incrociato, spesso sovrapponendovisi, le molte luci e le altrettante ombre del secolo breve. E allora una chiave di lettura interessante per ricordare questi sei lustri che ci separano dalla fine della Guerra Fredda è proprio quella di ripercorrerli attraverso l’azione del Pontefice polacco, la cui influenza si è allungata sul mondo, non più diviso in due ma in mille nuovi bellicosissimi fronti, ben oltre la morte. Aveva ragione Mikhail Gorbaciov, l’ultimo e definitivo leader sovietico, quando affermava che: «Senza Karol Wojtyla non si capisce ciò che è accaduto in Europa alla fine del ventesimo secolo»?

Nei primi giorni di aprile 2005, mentre i potenti della terra si mettevano in fila per l’ultimo saluto all’ex operaio degli stabilimenti di soda Solvay asceso al trono di Pietro, le migliori penne dell’epoca si cimentavano nell’impresa titanica di riassumere in pochi paragrafi la Storia che lungi dall’essere finita alla Porta di Brandeburgo, come aveva vaticinato Fukuyama, si era invece rimessa a correre al galoppo già due anni dopo nei Balcani. Fu il Papa che gettò le basi di un nuovo umanesimo e costruì sentieri prima inimmaginabili per il dialogo tra le Chiese e le religioni oppure fu il Papa del ritorno a una dottrina ultra-conservatrice che fece rimpiangere e non solo ai laici gli anni del predecessore Paolo VI, il “liberale” erede del messaggio aperturista di Giovanni XXIII?

«Giovanni Paolo II riuscì ad essere “un ponte” per la capacità che aveva di vivere la propria fede come testimonianza. Testimone di Dio, della sua verità, del suo ingresso nella storia umana», spiega lo scrittore Gian Franco Svidercoschi, inviato dell’Ansa al Concilio Vaticano II e poi vicedirettore de L’Osservatore Romano che con Karol Wojtyla collaborò alla stesura del libro “Dono e Mistero”.Di fatto l’esistenza stessa del Papa polacco ha assunto la forma e la forza della testimonianza.

domenica 24 febbraio 2019

Papa Francesco: “L’amore dà dignità all’uomo, l’odio e la vendetta lo sminuiscono”

All'Angelus l'appello del Pontefice alle comunità ecclesiali: "La Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli".

“Non c’è nulla di più grande e più fecondo dell’amore: esso conferisce alla persona tutta la sua dignità, mentre, al contrario, l’odio e la vendetta la sminuiscono, deturpando la bellezza della creatura fatta a immagine di Dio”.
Così Papa Francesco commenta il brano evangelico di questa domenica (cfr Lc 6,27-38), un passo “centrale e caratterizzante della vita cristiana: l’amore per i nemici“.
Alle migliaia di persone accorse in piazza San Pietro per la tradizionale preghiera dell’Angelus, non curanti del forte vento che sferza la Capitale, il Pontefice ricorda le parole di Gesù: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male”.
Questo, fa notare Francesco, “non è un optional, è un comando“. E precisa: “Non è per tutti, ma per i discepoli, che Gesù chiama ‘voi che ascoltate'”.
Cristo, infatti, è consapevole “che amare i nemici va al di là delle nostre possibilità, ma per questo si è fatto uomo: non per lasciarci così come siamo, ma per trasformarci in uomini e donne capaci di un amore più grande, quello del Padre suo e nostro”.

venerdì 22 febbraio 2019

Grande affluenza! Torneo di Burraco di Beneficienza




Nel pomeriggio di Domenica 17 febbraio 2019 si è svolto all’interno del centro parrocchiale “Don Pietro FERRARA” della Parrocchia Dei Santi Medici di Polignano a Mare il tradizionale Torneo di Burraco di Beneficienza organizzato dalla nostra Associazione grazie alla magistrale regia delle nostre organizzatrici Vittoria, Madia, Liliana, Angela, Flora, Mary, Daniela, Maria i partecipanti hanno giocato, in un clima sereno e allegro sino alle ore 21.30.
 Ha sorpreso sin da subito la notevole affluenza di giocatori amatoriali, provenienti anche dai paesi limitrofi. Al termine delle tre manche, numerosi premi sono stati assegnati ai partecipanti offerti da alcune aziende Polignanesi accompagnati da una ricca e variegata lotteria a scopo benefico ha rallegrato ulteriormente la giornata ma anche piacevole dal punto di vista della convivialità. Parte del ricavato è stato devoluto alla Fondazione ONLUS Saverio De Bellis di Castellana Grotte storica istituzione benefica, che vive e può occuparsi sempre meglio della cura e della tutela dei minori meno fortunati.  
Nel corso degli anni questo evento ha rivestito un’importanza sempre maggiore, si apprezza il consenso non solo della cittadinanza ma anche di tutte le aziende del territorio, che con le loro sponsorizzazioni permettono di raccogliere fondi. L’Associazione si ritiene soddisfatta perché, anno dopo anno, raccoglie i frutti del suo impegno e contribuisce a migliorare i propri scopi sociali.

mercoledì 20 febbraio 2019

Il Papa: nessuno è solo perché Dio mai si può dimenticare di noi

Anche se per sventura i nostri genitori non ci avessero amato, anche se tutti i nostri amori terreni si sgretolassero, per tutti c’è sempre l’amore di Dio Padre "che è nei cieli". Lo ricorda il Papa nella catechesi all'udienza generale, proseguendo il ciclo di riflessioni sul Padre Nostro.


Gli uomini cercano l’amore fin dal primo giorno della vita, “siamo mendicanti di amore”, ma si sperimenta spesso che le relazioni d’amore sono segnate da “limiti” ed “egoismo”, desiderio di possesso e manipolazione: l’amore umano ha una natura ambivalente, fiorisce e subito dopo appassisce. Tutti abbiamo l’esperienza di aver amato in maniera debole e intermittente. Nella catechesi all’udienza generale, stamani in Aula Paolo VI, il Papa traccia questa analisi esistenziale sull’amore umano e ricorda che esiste però un altro amore: quello del Padre “che è nei cieli”, di cui nessuno deve dubitare. Dio “ci ama”, “mi ama”, ribadisce, ricordando che “se anche nostro padre e nostra madre non ci avessero amato – un’ipotesi storica –, c’è un Dio nei cieli che ci ama come nessuno su questa terra ha mai fatto e potrà mai fare”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

L’amore di Dio è costante. Dice il profeta Isaia – ascoltate che bello è questo: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato» (49,15-16). Oggi è di moda il tatuaggio: “Sulle palme delle mie mani ti ho disegnato”. Ho fatto un tatuaggio di te sulle mie mani. Io sono nelle mani di Dio, così, e non posso toglierlo. L’amore di Dio è come l’amore di una madre, che mai si può dimenticare. E se una madre si dimentica? “Io non mi dimenticherò”, dice. Questo è l’amore perfetto di Dio, così siamo amati da Lui.

Quindi “se anche tutti i nostri amori terreni si sgretolassero e non ci restasse in mano altro che polvere, c’è sempre per tutti noi, ardente, l’amore unico di Dio”, sottolinea ancora Francesco.

Papa Francesco, “Padre Pio amava la Chiesa, non l’ha distrutta con la lingua”


L’amore di Dio è “sorgente e motivo della vera gioia”, ed è “un amore che cambia la vita, soprattutto alle persone più deboli. Lo dice Papa Francesco alle 2500 persone venute dalla arcidiocesi di Benevento, per restituire la visita del Papa a Pietrelcina, nel luogo natale di Padre Pio, del 17 marzo.
Ed è proprio a Padre Pio che Papa Francesco guarda nel suo saluto ai fedeli dell’arcidiocesi. Udienza speciale, in Basilica Vaticana, all’altare della Cattedra, per un breve saluto prima dell’udienza generale. Scherza Papa Francesco: “Siete venuti in tanti! Sembra una canonizzazione! Vi ringrazio di questa gentilezza, che indica finezza dell’animo”
È vivo, nel Papa, il ricordo del viaggio a Pietrelcina, per il 50esimo della morte del santo con le stimmate. e nel centenario delle stimmate, e in particolare l’incontro con i malati. Anniversario che deve “ravvivare in ciascuno la volontà di approfondire la vita di fede”, nel solco degli insegnamenti di padre Pio che “si distinse per salda fede in Dio, ferma speranza nelle realtà celesti, generosa dedizione alla gente e fedeltà alla Chiesa, che ha sempre amato con tutti i suoi problemi e le sue avversità”.

domenica 17 febbraio 2019

Papa Francesco, la vera felicità non si ottiene seguendo i venditori di fumo e di morte

Un invito a “riflettere sul senso profondo dell’avere fede, che consiste nel fidarci totalmente del Signore”.

Papa Francesco così ha commentato il Vangelo domenicale nella sua riflessione prima della preghiera dell’ Angelus.
“Si tratta- ha detto- di abbattere gli idoli mondani per aprire il cuore al Dio vivo e vero”.Non ci sono soluzioni magiche per la felicità, il rischio è quello di “scivolare senza accorgersi nel peccato contro il primo comandamento: l’idolatria, sostituire Dio con un idolo”.
La chiamata di Gesù alla felicità, significa mettersi “dalla parte di Dio, del suo Regno, dalla parte di ciò che non è effimero ma dura per la vita eterna. Siamo felici se ci riconosciamo bisognosi davanti a Dio e se, come Lui e con Lui, stiamo vicino ai poveri, agli afflitti e agli affamati. Diventiamo capaci di gioia ogni volta che, possedendo dei beni di questo mondo, non ne facciamo degli idoli a cui svendere la nostra anima, ma siamo capaci di condividerli con i nostri fratelli”.
Per il Papa quindi “le Beatitudini di Gesù sono un messaggio decisivo, che ci sprona a non riporre la nostra fiducia nelle cose materiali e passeggere, a non cercare la felicità seguendo i venditori di fumo, che tante volte sono venditori di morte,i professionisti dell’illusione. Il Signore ci aiuta ad aprire gli occhi, ad acquisire uno sguardo più penetrante sulla realtà, a guarire dalla miopia cronica che lo spirito mondano ci contagia. Con la sua Parola paradossale ci scuote e ci fa riconoscere ciò che davvero ci arricchisce, ci sazia, ci dà gioia e dignità”.

venerdì 15 febbraio 2019

Le intenzioni di preghiera del Papa per febbraio 2019

In questo mese di febbraio papa Francesco ci chiede di pregare per le vittime della tratta delle persone, della prostituzione forzata e della violenza.


Le intenzioni del Papa

“Anche se cerchiamo di ignorarlo, la schiavitù non è qualcosa di altri tempi. Di fronte a questa realtà tragica, nessuno può lavarsi le mani se non vuole essere, in qualche modo, complice di questo crimine contro l’umanità. Non possiamo ignorare che oggi esiste la schiavitù nel mondo, tanto o forse più di prima. Preghiamo per l’accoglienza generosa delle vittime della tratta delle persone, della prostituzione forzata e della violenza”.



mercoledì 13 febbraio 2019

Papa a udienza generale: davanti a Dio nessun trucco, preghiamo per i poveri

Gesù non vuole ipocrisia, nel Padre nostro non c’è mai la parola “io”, in grande considerazione oggi come ieri: così Papa Francesco soffermandosi sulla preghiera che Gesù ci ha insegnato. Nei saluti finali dell’udienza generale, esorta all’impegno per la conversione “dei lontani” e dei più vicini.



La preghiera non è un’“anestesia” per stare più tranquilli, pensando soltanto all’“io”, ma è una “supplica” per chiedere il pane “per tutti i poveri del mondo”. Con queste parole Francesco, all’udienza generale in Aula Paolo VI, prosegue le catechesi sul Padre nostro (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Gesù non vuole ipocrisia
Soffermandosi sull’invocazione al “Padre di tutti noi”, il Papa riflette sul modo con cui Gesù ci ha insegnato a pregare: i suoi discepoli infatti non lo fanno stando “dritti in piedi nelle piazze per essere ammirati dalla gente”.

Gesù non vuole ipocrisia. La vera preghiera è quella che si compie nel segreto della coscienza, del cuore: imperscrutabile, visibile solo a Dio. Io e Dio. Essa rifugge dalla falsità: con Dio è impossibile fingere. E’ impossibile, davanti a Dio non c’è trucco che abbia potere, Dio ci conosce così, nudi nella coscienza, e fingere non si può. Alla radice del dialogo con Dio c’è un dialogo silenzioso, come l’incrocio di sguardi tra due persone che si amano: l’uomo e Dio incrociano gli sguardi, e questa è preghiera. Guardare Dio e lasciarsi guardare da Dio: questo è pregare. “Ma, padre, io non dico parole…”. Guarda Dio e lasciati guardare da Lui: è una preghiera, una bella preghiera!

lunedì 11 febbraio 2019

Giornata mondiale del malato 2019. Gesti di amore gratuito

Il Messaggio di #PapaFrancesco per la XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebra a Calcutta, in India, l’ #11febbraio 2019, sul tema «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).

“La Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione”.
Così Papa Francesco apre il Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio 2019, sul tema «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).
“Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza – scrive Francesco – mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture”.
“Santa Madre Teresa – aggiunge il Papa – ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono”.
“Ringrazio e incoraggio – afferma ancora il Santo Padre – tutte le associazioni di volontariato che si occupano di trasporto e soccorso dei pazienti, quelle che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e organi. Uno speciale ambito in cui la vostra presenza esprime l’attenzione della Chiesa è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione”.