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Visualizzazione dei post con l'etichetta Don Marco POZZA

Un metro densamente popolato

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Mi è parsa così strana quella misura tratteggiata che, mai come in questi giorni, avverto quanto è pressato e affollato quel metro che tutti dovremmo rispettare.  La cassiera del supermarket, notando in me una certa disobbedienza, mi ha invitato a mantenere la giusta distanza: «Un po' più indietro, gentilmente». E, in maniera molto garbata, mi ha indicato nel pavimento quale fosse la distanza: era segnalato lo spazio di un metro. Così, nell'attesa che arrivasse il mio turno, ho guardato a lungo quello spazio disegnato. Mi sono ricordato quando, durante le elementari, la maestra ci ha raccontato di quella famosa barra di platino-iridio conservata nel Laboratorio di Pesi e Misure a Sévres, vicino a Parigi, in una camera alla temperatura costante di 0 gradi. Fino all'altro ieri, quando sentivo parlare di “metro” l'ho sempre collegato a questa forma di misura scientifica. Che, da sportivo, son abituato a moltiplicare per migliaia quando corro a piedi o in bicicletta,...

Una repubblica fondata sul lavoro (dei nonni)

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Stiamo per sbattere fuori il naso, dopo mesi di clausura, e già ci tocca cambiare domanda. Non “che mondo sarebbe senza Nutella”, ma “che mondo sarà senza i nonni?” Erano il Ministero delle Politiche Sociali aperto h24. Stiamo riorganizzando la ripartenza dei conti senza l'oste appresso. A scuola ci hanno insegnato l'incipit della Costituzione Italiana: «l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». La modifica della Costituzione è un dibattito sempre aperto: per il prossimo giro, varrà la pena di proporre un nuovo complemento da inserire, giusto all'inizio: che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (dei nonni). Dove “dei nonni” non è soltanto un complemento di specificazione, bensì di riconoscenza: il virus, tra le tante cose che, malmenandoci, ci ha insegnato, è che l'Italia, così come abbiamo imparato a conoscerla, senza i nonni non ha le forze per stare in piedi. È nata, cresciuta, si è fatta grande perché i nonni le...

Gabbiani sul cielo di san Pietro

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Lo stridio dei gabbiani nel cielo di Piazza San Pietro. Lo stesso stridio che, a mezzodì e sera, intonano tra le navate di ferro-cemento della nostra galera di Padova: «La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo (…) Mio destino è vivere balenando in burrasca» (V. Cardarelli). Nella Via Crucis di venerdì, i gabbiani erano un promemoria: quella di Cristo è l'alta definizione delle passioni degli uomini. Il maiuscolo e il minuscolo della sofferenza che tutti accomuna. La piazza spettrale: un vuoto potente l'abitava, simbolico, asciutto. Le storie – tutte storie provenienti da quella terra straniera ch'è la galera – vibravano, quasi fino a spaventare l'ombra di quella piazza. Aggirare l'Obelisco, con l'unico attrezzo della Croce, è stato come l'esplorazione di una terra sconosciuta, di un tempo mai vissuto. Non tanto anime vaganti attorno ad un vuoto, quanto esploratori in cerca di una strada da aprire: “Come faremo ad uscirne fuor...

La cicatrice di Dio (Pasqua di Risurrezione)

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Uscito dal sepolcro, se ne andò a spasso per i cuori: ebbe memoria buona da ricordarsi tutti i numeri-civici. Decise di fare così, di tornare sotto-casa e di far dipendere la sua vittoria dalla fede di chi incontrerà. Rimarrà un Dio-in-sospeso, alla mercè dei cuori. L'unica promessa che fece fu quella di promettere soltanto ciò che poteva offrire: la sua parola. Poi fece trovare tutta quanta la promessa: quella parola la mantenne. Risorse. Anche Satàn, il beccamorto che teneva il chioschetto vicino al sepolcro, promise: che, morto, non l'avrebbero più rivisto quel Dio-cantastorie divenuto così affidabile da vedersi affidare i cuori per farli fruttificare. E' storia di tutti i giorni, è la regola dei beccamorti: in pochi promettono come loro. Nessuno promette tanto quanto colui che già sa, mentre promette, che non manterrà mai: «Piccola magia – scrisse Mason Cooley -: per far scomparire le persone chiedi loro di mantenere le loro promesse». Le promesse sono gli unici...

La Via Crucis profetica di un Papa ispirato

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Il vuoto: c'è chi lo legge come un'assenza del tutto e c'è chi lo legge come un'esperienza mistica. Stasera, nel silenzio spettrale di una Piazza San Pietro che somiglierà al suolo lunare, questo vuoto tornerà a vibrare nel cuore di colui che crede, di chi non crede, di chi si affanna a cercare ragioni per credere o per disperare. Ancora una volta, comunque lo si legga, ci sarà questo vuoto a disposizione: «L'esperienza del vuoto è la tentazione mistica del non credente, la sua possibilità di preghiera, il suo momento di pienezza» scrive E. Cioran. Un vuoto che Papa Francesco, per la seconda volta nella Quaresima, sceglie come palcoscenico per una conversazione notturna col mondo degli umani: stasera, rivivendo il gesto liturgico di Cristo che sale al Calvario, la Via Crucis, il Papa si ripresenterà in piazza come Pontefice, ponte tra Cielo e Terra, a metà strada tra la passione di Cristo e le passioni di tutti i crocifissi della storia. Non il Colosseo del...