Oggi, 29 ottobre, la Chiesa ricorda il Beato Rosario Angelo Livatino: il giudice giusto “Sub Tutela Dei”

Memoria liturgica del Beato Rosario Angelo Livatino.

Oggi la Chiesa celebra la figura luminosa del Beato Rosario Angelo Livatino, giovane magistrato siciliano ucciso dalla mafia “in odio alla fede” e proclamato Beato da Papa Francesco il 9 maggio 2021. La sua testimonianza resta fortemente attuale: un uomo giusto, un servitore dello Stato e del Vangelo, che ha vissuto la propria professione come vocazione, sempre “Sub Tutela Dei” – sotto la protezione di Dio.


Una testimonianza di fede e giustizia
La reliquia più toccante che ci resta di lui è la camicia azzurra a quadri, ingrigita dal sangue rappreso: quella che indossava la mattina del 21 settembre 1990, quando fu assassinato lungo la statale Caltanissetta–Agrigento dai sicari della mafia.
Quella camicia oggi parla più di mille parole: è il segno tangibile di una vita offerta per la giustizia, nella fedeltà a Cristo.

Nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, Livatino non ha mai avuto dubbi sulla sua vocazione: fare il giudice per servire la verità e difendere i più deboli. Nel 1978, a soli 26 anni, entra in Magistratura e in breve tempo diventa un esempio per i colleghi: inflessibile ma umano, rigoroso e profondamente credente.

Sul suo tavolo, accanto ai fascicoli, non mancavano mai un crocifisso e un Vangelo. Ogni giorno iniziava con una sosta nella chiesa di San Giuseppe, ad Agrigento, davanti al Tabernacolo.

Il suo motto, scritto più volte nella sua agenda, racchiude il segreto della sua vita:

“Sub Tutela Dei” – Sotto la protezione di Dio.


Il martirio del giudice giusto
Quando accettò di far parte del collegio giudicante incaricato di confiscare i beni di quattro potenti capimafia agrigentini, Livatino sapeva bene a cosa andava incontro. Era l’unico tra i sostituti procuratori a non avere famiglia, e scelse consapevolmente di non tirarsi indietro.
Il 21 settembre 1990, mentre percorreva la strada per Agrigento, venne colpito a morte dai sicari. Le sue ultime parole furono un appello disarmante e pieno di mitezza:

“Picciotti, che cosa vi ho fatto?”

Un esempio per i nostri tempi
Papa Francesco lo ha definito “martire della giustizia e, indirettamente, della fede”, sottolineando come la sua figura rimanga un faro per chiunque cerchi di unire fede e impegno civile.
Il Beato Rosario Livatino continua a interpellarci: in un mondo ferito dalla corruzione e dall’indifferenza, la sua vita ci ricorda che la giustizia è autentica solo se è radicata nella fede e nella dignità umana.


Nel solco di Giovanni Paolo II
L’Associazione Giovanni Paolo II si unisce oggi alla preghiera della Chiesa universale, rendendo grazie per la testimonianza del Beato Rosario Livatino.
Come San Giovanni Paolo II, anche lui ci mostra che la santità non è lontana dalla vita quotidiana, ma fiorisce nel lavoro, nel dovere e nella fedeltà al Vangelo.

“Non basta essere credenti, bisogna essere credibili.”
Beato Rosario Angelo Livatino

A cura di: Associazione Giovanni Paolo II – Settore Comunicazione

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