Papa Leone XIV al mondo del cinema: “Il cinema non è solo moving pictures: è mettere in movimento la speranza”
Il mondo del cinema accoglie e rilancia il messaggio del Pontefice
La Sala Clementina del Palazzo Apostolico ha accolto questa mattina un incontro di forte valore culturale e umano: Papa Leone XIV ha ricevuto oltre 160 tra registi, attori, sceneggiatori, tecnici e professionisti del grande schermo, in un appuntamento che si sta ormai consolidando come momento annuale di dialogo tra la Santa Sede e la settima arte.
Tra i presenti, figure di grande rilievo internazionale come Spike Lee, Giuseppe Tornatore, Cristian De Sica, Monica Bellucci e Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
“Mettere in movimento la speranza”
Fin dalle prime parole, Papa Leone XIV ha offerto una lettura profonda del ruolo del cinema nel mondo contemporaneo:
“Il cinema non è soltanto moving pictures: è mettere in movimento la speranza.”
In un tempo segnato da guerre, violenza e dal predominio degli algoritmi, il Papa ha ricordato agli artisti che il cinema resta uno spazio libero, capace di restituire umanità allo sguardo e profondità al racconto.
“Il grande cinema non sfrutta il dolore: lo accompagna, lo indaga.”
Per il Pontefice, raccontare le ferite del mondo — la povertà, le dipendenze, l’esilio, la solitudine e le guerre dimenticate — non è solo un compito estetico, ma una responsabilità morale.
Dal gioco di ombre alla ricerca dell’infinito
Rievocando le origini del cinema, dalla prima proiezione dei fratelli Lumière nel 1895, Leone XIV ha sottolineato come la settima arte, nata come gioco di luci e ombre, si sia trasformata nel tempo in linguaggio della vita, capace di narrare la grandezza e la fragilità dell’essere umano, fino a toccare la sua nostalgia d’infinito.
Quando la sala si oscura, ha affermato il Papa, si accende lo sguardo interiore dello spettatore:
il cinema diventa un luogo dove la memoria risorge, l’immaginazione si apre e perfino il dolore trova un senso.
Un appello a salvare le sale cinematografiche
Il Pontefice ha espresso profonda preoccupazione per l’erosione delle sale cinematografiche nei territori, spesso sostituite da consumi digitali rapidi e frammentati.
“Le sale sono cuori pulsanti delle nostre città. Se una città è viva è anche grazie ai suoi spazi culturali.”
Ha quindi invitato le istituzioni a non rassegnarsi, ma a collaborare per preservare il valore sociale e comunitario dei cinema e dei teatri.
L’arte come atto d’amore e luogo di verità
Riprendendo il pensiero di Paolo VI e la sensibilità del pioniere David W. Griffith, Papa Leone XIV ha sottolineato che al cinema contemporaneo manca spesso “la bellezza del vento che si muove tra gli alberi”, ossia quella capacità di far vivere la poesia del reale.
Ha poi aggiunto:
“L’arte non deve fuggire il mistero della fragilità: deve ascoltarlo.”
Dare voce ai sentimenti più complessi, ha spiegato, è un autentico atto d’amore verso l’uomo.
Il cinema è una grande opera corale
Il Papa ha voluto infine rendere omaggio non solo ai volti più noti, ma a tutte le maestranze che rendono possibile la magia del cinema: tecnici, elettricisti, fonici, scenografi, truccatori, costumisti, montatori, produttori e molti altri.
“La realizzazione di un film è un’opera corale. Nessuno basta a sé stesso.”
In un’epoca segnata dal personalismo e dai conflitti, il cinema — ha detto il Papa — testimonia la bellezza del lavorare insieme, mettendo in comune talenti diversi in un clima di collaborazione e fraternità.
Conclusione: un’arte che custodisce pace e stupore
Papa Leone XIV ha concluso con un augurio rivolto a tutti i presenti:
“Che il vostro cinema resti sempre un luogo d’incontro, un linguaggio di pace, una casa per chi cerca senso.”
E ha invitato gli artisti a non smettere mai di stupire, continuando a mostrare — anche solo in un frammento — il mistero di Dio che abita il cuore dell’uomo.
| Il regista Spike Lee regala al Papa una maglia del basket NBA con il nome "Pope Leo" e il numero 14 (@VATICAN MEDIA) |
Nel messaggio di Papa Leone XIV al mondo del cinema riconosciamo un invito che parla anche alla nostra missione: educare lo sguardo, custodire la bellezza e promuovere una cultura capace di accogliere l’uomo nella sua interezza, con le sue fragilità e le sue profondità.
Come ricordava San Giovanni Paolo II, l’arte è chiamata ad essere “via alla trascendenza”, spazio in cui il mistero dell’uomo e di Dio si sfiorano. Per questo accogliamo con gratitudine le parole del Pontefice, che incoraggiano gli artisti a non temere la verità, a cercare la luce nel buio, a raccontare la dignità che abita ogni vita.
L’Associazione Giovanni Paolo II rinnova il proprio impegno a sostenere ogni iniziativa culturale che promuova dialogo, speranza e pace, certa che la bellezza – quando è autentica – diventa sempre un cammino verso il bene comune.
Che il cinema continui ad essere un luogo d’incontro, uno spazio di memoria e di futuro, un linguaggio che unisce e che, come ci ha ricordato il Santo Padre, mette in movimento la speranza.
a cura dell'Associazione Giovanni Paolo II - Settore Media e Comunicazione

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