Giorgio La Pira: un costruttore di pace per il nostro tempo

«Bisogna smettere di armare il mondo». È questo l’invito che Giorgio La Pira, uomo di fede e di impegno civile, ha rivolto al mondo e che ancora oggi risuona con forza, soprattutto in un’epoca segnata da conflitti e tensioni, il numero più alto mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tra i più drammatici, i conflitti tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina.


In questo scenario complesso, le parole di Gesù nelle beatitudini risuonano con urgenza: «Beati i costruttori di pace». E La Pira è stato, e resta, un esempio straordinario di uomo di pace.

Una vita al servizio della fratellanza
Nato nel 1904 a Pozzallo (RG), La Pira si forma come uomo di fede e di impegno civile. Nel 1951 diventa sindaco di Firenze, città in cui realizza il suo progetto di politica a misura d’uomo, proteggendo i più deboli e difendendo i diritti dei senza casa e dei lavoratori. Il suo motto, «Sperare contro ogni speranza», sintetizza la forza della sua azione, guidata da una profonda esperienza di preghiera e da una fede incrollabile.

La politica, per La Pira, è una vocazione al servizio del bene comune, un mezzo per costruire una società più giusta, solidale e pacifica.


L’impegno per il disarmo
Un aspetto centrale della sua testimonianza è l’impegno contro il disarmo e la guerra. Nelle sue lettere e nei suoi scritti, La Pira sottolinea la necessità di smettere di armare il mondo, considerandolo un passo fondamentale per la costruzione della pace.

Nella lettera a Pio XII del 1956, in seguito alla crisi del Canale di Suez, scrive:


«Il Mediterraneo è il lago di Tiberiade del nuovo universo delle nazioni… costituiscono l’asse religioso e civile attorno a cui deve gravitare questo nuovo Cosmo delle nazioni…».

Nell’ultima lettera a Giulio Andreotti del 1977, pochi mesi prima della sua morte, ribadisce con forza:

«Andreotti deve impegnarsi anche lui, a nome dell’Italia, contro la bomba al neutrone. A qualunque costo bisogna smettere di armare il mondo per distruggerlo. Fraternamente. La Pira».

Firenze, 24 dicembre 1966: Paolo VI, in visita alla città alluvionata, incontra La Pira e il cardinale E. Florit.



Un messaggio sempre attuale
Il grido di La Pira, «Bisogna smettere di armare il mondo», non è solo un invito politico, ma un monito morale: costruire la pace inizia dai gesti quotidiani, dai piccoli atti di amore, dal sorriso e dalla mano tesa verso chi ci è accanto.

In un mondo ancora segnato da conflitti, ricordare figure come Giorgio La Pira significa riscoprire il valore della fraternità, della giustizia e della pace. Anche noi, nella vita di tutti i giorni, possiamo essere costruttori di pace, ispirandoci al suo esempio e al messaggio evangelico di Gesù.


A cura dell’Associazione Giovanni Paolo II – Settore Comunicazione

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