Giornata Mondiale della Gentilezza
Il coraggio di costruire ponti
La Giornata Mondiale della Gentilezza ci invita ogni anno a fermarci, a respirare profondamente e a domandarci quale segno lasciamo nelle persone che incontriamo. Madre Teresa di Calcutta amava ripetere: «Le parole gentili sono brevi e facili da dire, ma la loro eco è eterna».
E proprio oggi quel messaggio risuona ancora più forte.
La gentilezza come scelta quotidiana
Quante volte, nelle relazioni di ogni giorno, ci troviamo davanti a un muro apparentemente invalicabile: incomprensioni in famiglia, tensioni con colleghi, distanze con amici o vicini. Eppure, forse troppo raramente ci chiediamo se, invece di tornare indietro, potremmo salire oltre quel muro grazie alla “scala” della gentilezza.
Essere gentili non è un gesto banale: è un atto di coraggio, un modo concreto per trasformare il clima intorno a noi e ricostruire ponti là dove sembravano esserci solo divisioni. Papa Francesco ci ricorda che «dobbiamo lasciare da parte l’egoismo, essere gentili nell’azione e nel pensiero, imparare a regalare una parola buona, un sorriso che coinvolge in modo positivo la persona, che vince i contrasti e i conflitti».
Non è semplice, richiede forza interiore e volontà. Ma ogni piccolo passo può rendere il mondo un luogo migliore.
Andare controcorrente
La gentilezza è la virtù dei forti. Non è ingenuità, né debolezza. È la capacità di guardare oltre le apparenze, verso il cuore di chi ci è accanto.
Viviamo in un tempo in cui spesso prevalgono rabbia, impazienza, mancanza di ascolto. Si reagisce di impulso, si giudica velocemente, ci si chiude alla possibilità di incontrare l’altro.
Essere gentili, oggi, significa andare controcorrente, scegliere il bene quando sarebbe più facile cedere all’indifferenza o alla durezza.
Siamo chiamati a riscoprire il valore dell’altro, la bellezza nascosta in ogni persona, e a compiere gesti autentici che parlino di rispetto e di pace.
I santi: maestri di gentilezza
La vita dei santi è uno specchio luminoso di ciò che la gentilezza può generare. Non tutti hanno compiuto imprese straordinarie; molti, anzi, hanno raggiunto la santità proprio attraverso l’amore nelle piccole cose.
Tra questi, spicca la figura di San Jan Berchmans, gesuita, nato a Diest nel 1599 e morto a Roma appena ventiduenne. Non fondò ordini religiosi, non compì gesti eclatanti. La sua santità crebbe nei dettagli: nella cortesia, nella gentilezza concreta, nella fedeltà quotidiana al Signore. La sua delicatezza d’animo fu così evidente da suscitare subito, dopo la morte, una grande fama di santità sia a Roma sia all’estero.
E accanto a lui potremmo citare tanti “santi della porta accanto”, persone semplici la cui vita è stata un inno alla gentilezza. Come il venerabile Silvio Dissegna, morto nel 1979 a soli 12 anni, che nei suoi scritti esprimeva il desiderio profondo di “essere sempre gentile”, nonostante la malattia che lo consumava.
Sono esempi che continuano a parlare e ad accompagnarci.
Diventare stelle nella notte
Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, ci ricorda che «è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all’oscurità».
È questa la chiamata che oggi risuona per ciascuno di noi: diventare stelle, piccole ma luminose, capaci di rischiarare con gesti semplici le notti del mondo.
La gentilezza è un dono che non costa nulla, ma vale immensamente. Rappresenta una vera rivoluzione del cuore, capace di cambiare la qualità delle relazioni, della comunità e della società.
In questa Giornata Mondiale della Gentilezza, l’Associazione Giovanni Paolo II invita ciascuno a portare luce, a scegliere parole che costruiscono, a trasformare la quotidianità con il coraggio della benevolenza.
Perché ogni gesto gentile, anche il più piccolo, resta per sempre.
a cura dell'Associazione Giovanni Paolo II - Settore Media e Comunicazione


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