Giubileo della Speranza | Papa Leone XIV chiude l’ultima Porta Santa: «Le chiese siano case accoglienti, non monumenti»
Papa Leone XIV chiude l’ultima Porta Santa: «Le chiese siano case accoglienti, non monumenti»
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Con il solenne rito di chiusura dell’ultima Porta Santa della Basilica di San Pietro, si è concluso il Giubileo della Speranza, al quale hanno partecipato oltre 33 milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Un evento di straordinaria intensità spirituale che, nella solennità dell’Epifania del Signore, ha segnato il compimento del 25° Giubileo ordinario della storia della Chiesa cattolica.
Sotto il portico della basilica vaticana è risuonata, dopo dieci anni, l’antifona tratta dal profeta Isaia: «O clavis David, et sceptrum domus Israel; qui aperis, et nemo claudit; claudis, et nemo aperit: veni et educ vinctum de domo carceris sedentem in tenebris et umbra mortis», che ha fatto da cornice a un rito essenziale e profondamente simbolico, vissuto in un clima di raccoglimento e preghiera.
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Un gesto semplice, un messaggio profondo
Il rito di chiusura, semplificato già nel 1975 e ulteriormente spogliato di segni e canti da San Giovanni Paolo II nel Giubileo del 2000, si è compiuto davanti a migliaia di fedeli che hanno gremito la basilica e, sfidando la pioggia, anche piazza San Pietro. Papa Leone XIV, dopo essersi inginocchiato in silenziosa preghiera, ha chiuso i battenti della Porta Santa, attraversata durante l’Anno Santo da milioni di pellegrini di speranza.
Un Giubileo particolare, che la storia ricorderà per essere stato iniziato da un Pontefice e concluso da un altro: un evento raro, con un solo precedente nel Giubileo del 1700, aperto da Innocenzo XII e terminato da Clemente XI.
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La Chiesa universale raccolta attorno al Successore di Pietro
La Basilica di San Pietro, rivestita a festa con arazzi e composizioni floreali, ha accolto le massime autorità civili ed ecclesiali. In prima fila era presente il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. Numerosi i Cardinali concelebranti, molti dei quali da domani impegnati nel primo Concistoro straordinario del pontificato di Leone XIV.
Durante la Messa, il Santo Padre ha voluto richiamare con forza la dimensione universale della Chiesa, partendo dal Vangelo dell’Epifania e dalla figura dei Magi, protagonisti di un cammino di ricerca e di adorazione.
I Magi e i pellegrini del nostro tempo
Commentando il racconto evangelico, Papa Leone XIV ha messo in luce il contrasto tra la gioia dei Magi e il turbamento di Erode e di Gerusalemme: «Ogni volta che Dio si manifesta – ha spiegato – la Scrittura non nasconde questi contrasti: gioia e turbamento, desiderio e paura, obbedienza e resistenza».
Con Dio, ha ammonito il Pontefice, «nulla rimane come prima», perché quando Egli si rivela «nulla può restare fermo». Proprio Gerusalemme, città dei grandi inizi, appare incapace di interrogarsi e di desiderare. Un rischio che riguarda anche la Chiesa di oggi.
Richiamando l’esperienza del Giubileo, il Papa ha definito gli oltre 33 milioni di pellegrini come i Magi del nostro tempo, ponendo domande decisive: Chi hanno incontrato? Quali cuori, quale accoglienza, quale speranza hanno trovato?
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Chiese vive, comunità che generano speranza
Da qui l’invito pressante a non ridurre i luoghi sacri a semplici mete turistiche o a monumenti da visitare: «Anche dopo il Giubileo – ha detto Leone XIV – le Cattedrali, le Basiliche, i Santuari devono lasciare l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato».
Il Papa ha esortato fedeli e sacerdoti a interrogarsi sulla vita delle comunità cristiane: «C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Chi entra in una chiesa deve percepire che lì vive una comunità in cui è sorta la speranza, che lì è in atto una storia di vita».
Il Giubileo, ha ricordato, non è una conclusione ma un nuovo inizio: «Siamo ancora agli inizi. Il Signore vuole crescere fra di noi. Il suo Regno germoglia già, in silenzio, in ogni parte del mondo».
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La profezia dell’aurora
In un tempo segnato da un’economia che tenta di trasformare tutto in profitto, persino il desiderio umano di ricominciare, il Papa ha richiamato l’essenziale: il Bambino di Betlemme è «un Bene senza prezzo», l’Epifania della gratuità, che non si incontra nelle “location” prestigiose ma nelle realtà umili.
Il messaggio finale è risuonato come una vera profezia per la Chiesa del nostro tempo:
«Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora».
Con la chiusura della Porta Santa si conclude il Giubileo della Speranza, ma si apre un tempo nuovo di responsabilità e testimonianza. Un cammino che interpella ogni credente a essere, nel mondo, segno vivo di una speranza che non delude.
Associazione Giovanni Paolo II - Settore Media e Comunicazione





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