Giovanni Paolo II, un padre che guarisce le ferite
Quando San Giovanni Paolo II abbracciò una ragazza di quattordici anni, divenuta sieropositiva a seguito di una violenza, il mondo assistette a una delle più alte e silenziose lezioni di umanità, fede ed educazione. Un gesto che parlò più di mille discorsi e che ancora oggi continua a interrogare le coscienze.
Educare partendo dalla bellezza dell’amore
San Giovanni Paolo II, profondamente amato dai giovani e straordinariamente coraggioso nell’affrontare temi delicati come la famiglia e la sessualità, ha sempre seguito un itinerario pedagogico innovativo e fecondo. Non partiva mai dalla paura o dal divieto, ma dalla narrazione luminosa della bellezza dell’amore umano.
Quasi mai insisteva sull’egoismo; al contrario, parlava della meraviglia di una vita vissuta nella generosità. Le sue parole, colme di speranza, sapevano illuminare i volti, le storie e il futuro di milioni di giovani, offrendo loro una visione profetica, positiva e benevola dell’esistenza.
Non un codice di norme, ma una Persona da amare
Giovanni Paolo II non riduceva Dio a un freddo e insostenibile codice di norme, spesso usato come pretesto per giudizi severi e sensi di colpa paralizzanti. Al contrario, mostrava con chiarezza che Dio è una Persona nella quale credere, nella quale sperare e con la quale vivere una relazione d’amore autentica, fedele e totale.
Con profonda lucidità, ricordava implicitamente che a Dio si può donare un’intera vita, mentre a un insieme di regole non si riesce a donare neppure una giornata.
Un Papa che parlava di Dio perché lo conosceva
Le parole di Giovanni Paolo II non erano citazioni astratte o ripetizioni di testi altrui. Erano impastate della sua carne e del suo sangue, della vita concreta di un uomo che parlava di Dio perché lo conosceva davvero e lo amava profondamente.
Per questo i giovani, di ogni cultura e provenienza geografica, riconoscevano immediatamente la verità del suo messaggio, anche quando toccava temi complessi, intimi e faticosi da accogliere. Le differenze cadevano, perché il dialogo tra il Papa e i giovani era sempre lo stesso e sempre nuovo: vivo, incisivo, eterno.
L’abbraccio che ha parlato al mondo
In questo orizzonte si colloca la drammatica testimonianza di una ragazza di 14 anni, vittima di una violenza brutale che l’aveva resa sieropositiva e destinata a una vita breve e segnata dal dolore.
Quando Giovanni Paolo II la chiamò a sé e la abbracciò con infinita tenerezza, i microfoni tacquero. Non ci furono parole pubbliche, ma un dialogo intimo e profondo tra un padre e una figlia ferita.
In quell’abbraccio, tutti si sentirono coinvolti. Fu un gesto generativo e rigenerante, capace di raggiungere le ferite di ciascun giovane presente e di tanti altri nel mondo.
Educare è testimoniare
Da quell’episodio emerge con forza un insegnamento decisivo: per educare non basta parlare, occorre incarnare. Giovanni Paolo II ci ricorda che ciò che gli adulti chiedono alle giovani generazioni deve essere prima di tutto vissuto, testimoniato e reso credibile con la vita.
Quel Papa, che rimarrà per sempre guida per la Chiesa e per l’umanità, ha mostrato cosa significa essere veramente padre e madre, anche senza figli biologici: amare in modo tale da non aprire ferite, ma da curarle.
Un’eredità viva per il nostro cammino associativo
Come Associazione Giovanni Paolo II, riconosciamo in questa testimonianza una bussola preziosa per il nostro impegno educativo, sportivo e sociale. Annunciare il Vangelo significa prima di tutto farsi prossimi, accogliere, guarire, accompagnare.
San Giovanni Paolo II continua a insegnarci che il vero amore non giudica, non schiaccia, non condanna: il vero amore salva, rialza e restituisce dignità.
Associazione Giovanni Paolo II - Settore Media e Comunicazione


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