Giorno della Memoria 2026: riflettere sul passato per costruire il futuro

 91 anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo sono impresse nella memoria collettiva dell’umanità. Ad Auschwitz, così come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, furono commessi crimini di incredibile efferatezza. Questi crimini non colpirono solo il popolo ebraico o altre categorie oppresse, ma tutta l’umanità, segnando un vero e proprio punto di non ritorno nella storia.

L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze e nel cuore di un continente considerato tra i più civili e avanzati, cadde in un baratro morale. Con le conquiste scientifiche e tecnologiche dell’epoca, l’Europa si trovò a trasformare il sapere in strumenti di distruzione e annichilimento, colpendo milioni di vite, primi fra tutti gli ebrei d’Europa. Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono profondamente scossi, interrogandosi su come fosse stato possibile la Shoah e su quali comportamenti e azioni fossero necessari per scongiurare che simili tragedie si ripetessero.

Dalla consapevolezza dei crimini nazisti nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite per riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini. La memoria di Auschwitz contribuì in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità europea e alla nascita di un’Europa unita, fondata sul rispetto della dignità umana. Come scriveva il filosofo Theodor Adorno, dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”, sottolineando l’enorme responsabilità morale di fronte a quegli eventi e l’urgenza di stabilire cosa l’Europa non sarebbe mai dovuta diventare.

Oggi, Auschwitz resta simbolo della negazione dei principi ispiratori dell’Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi. Il 27 gennaio 2026, in Italia, il Giorno della Memoria si celebra per la 26ª volta, un’occasione fondamentale per le scuole e per la società tutta di riflettere, educare e ricordare.

Molti studi, articoli e riflessioni hanno cercato di definire e ridefinire il senso della Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di storia, e i testimoni diretti si stanno rapidamente esaurendo. Esiste il rischio che la Memoria diventi un evento “lontano”, da studiare come un semplice capitolo scolastico, perdendo così il significato autentico per cui il Giorno della Memoria è stato istituito.

L’umanità esige che ciò che è avvenuto non accada mai più, in nessun luogo e in nessun tempo. È quindi fondamentale che le nuove generazioni facciano proprio questo insegnamento in maniera viva e partecipata, stimolando dibattiti, domande e riflessioni sui “perché” di quegli eventi tragici. Come sottolineava Hannah Arendt, il male non ha profondità: si diffonde sulla superficie della società, proprio perché non viene osservato e analizzato. Solo il Bene ha profondità e radicalità.

Favorire una riflessione viva, critica e partecipativa nei giovani è il modo migliore per rendere autentico il Giorno della Memoria, evitando che diventi una celebrazione vuota o puramente formale. Offrire strumenti, anche empirici, per comprendere ciò che l’umanità è stata capace di fare, è il modo più efficace per assicurarsi che simili tragedie non si ripetano mai più.

Questo è, forse, il senso più vero del Giorno della Memoria: un impegno prezioso per tutti, che ci ricorda la responsabilità morale di custodire la memoria del passato per costruire un futuro migliore.

Associazione Giovanni Paolo II - Settore Media e Comunicazione 

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