Gesù ci salva con la sua persona, non con idee astratte
«A salvarci non sono soltanto la morte e la risurrezione di Gesù, ma la sua persona stessa». Con queste parole forti e dense di significato, Papa Leone XIV ha orientato la catechesi dell’Udienza generale, proseguendo la rilettura della Dei Verbum, uno dei testi centrali del Concilio Vaticano II.
È un messaggio che tocca il cuore della fede cristiana e che interpella anche il nostro modo di vivere l’associazione, lo sport, l’impegno educativo e sociale: Gesù non è un semplice maestro di verità, ma il Dio che entra nella storia, la attraversa e rimane con noi.
L’incarnazione: Dio che parla con la vita
Papa Leone XIV ha ricordato che non è sufficiente considerare Gesù come un “canale di trasmissione di verità intellettuali”. La rivelazione di Dio non passa solo attraverso parole o concetti, ma attraverso una vita concreta:
«Se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, nel suo modo di percepire e di abitare il mondo».
In Gesù, Dio si fa vicino, visibile, umano. Nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e resta tra noi. È questa prossimità incarnata che salva, consola e chiama alla responsabilità.
Condividere lo sguardo di Cristo sulla realtà
Il Papa ha richiamato le parole evangeliche di Gesù:
«Guardate gli uccelli del cielo… il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?»
Seguire Cristo significa imparare il suo sguardo, uno sguardo che riconosce il valore di ogni persona e che conduce alla certezza che nulla può separarci dall’amore di Dio. È da questa fiducia che nasce una vita cristiana autentica, capace di affidarsi al Padre anche nelle difficoltà.
Conosciuti da Dio, figli nel Figlio
Uno dei passaggi più profondi della catechesi riguarda l’identità dell’uomo:
«Grazie a Gesù conosciamo Dio come siamo da lui conosciuti».
In Cristo scopriamo chi è Dio Padre, ma scopriamo anche chi siamo noi: figli amati, creati a immagine del Verbo. Papa Leone XIV ha ricordato le parole di San Paolo:
«Dio mandò il suo Figlio, perché ricevessimo l’adozione a figli… Abbà! Padre!»
La fede non è solo adesione a una dottrina, ma relazione viva, partecipazione alla comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Pace, dignità umana e unità dei cristiani
Al termine dell’Udienza, il Santo Padre ha lanciato un accorato appello:
«Preghiamo per la pace, in un momento della storia in cui la guerra è tornata di moda e sembra smarrito il valore della dignità umana».
Un richiamo che risuona con forza anche nel nostro tempo e nel nostro impegno associativo: l’umanità di Gesù, che rivela il Padre, ci indica cammini di giustizia, riconciliazione e fraternità.
Nel contesto della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, Papa Leone XIV ha inoltre invitato a chiedere il dono dello Spirito perché i cristiani sappiano superare le divisioni e costruire legami di comunione, ricordando che:
«Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, una sola è la speranza» (Ef 4,4).
Uno stimolo per il nostro cammino associativo
Come Associazione Giovanni Paolo II, queste parole ci richiamano con forza alla nostra missione: testimoniare una fede incarnata, capace di farsi servizio, educazione, sport vissuto come palestra di valori, attenzione ai più fragili e impegno per la pace.
Seguire Cristo significa lasciarsi coinvolgere dalla sua relazione con il Padre e tradurla in gesti concreti di amore, unità e speranza. È questo il cammino che vogliamo continuare a percorrere, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA CATECHESI DI PAPA LEONE XIV





Commenti
Posta un commento