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Un cuore senza confini: la storia di san Giovanni di Dio e il volontariato

L’8 e 9 marzo è fissato il Giubileo del Mondo del Volontariato e, non a caso, l’8 marzo si ricorda anche la figura di san Giovanni di Dio: giustamente la Chiesa lega a questa figura la festa giubilare del Volontariato, perché Giovanni di Dio, da cui è nato l’Ordine Fatebenefratelli, è stato potremmo dire un precursore del volontariato e ne ha sicuramente incarnato lo stile, in quel suo farsi prossimo agli altri, ai poveri e ai malati.


Un valore per gli altri e per sé
Come afferma un significativo aforisma: «Non puoi dire di aver vissuto veramente se non hai mai fatto qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarti».

Il volontariato è un atto potente e generoso che incide profondamente sulle vite di coloro che vi prendono parte e sulle comunità a cui si rivolge.
A livello personale, offre un senso di realizzazione e soddisfazione; a livello sociale, dà l’opportunità di conoscere altre persone e di costruire nuove relazioni imperniate sul servizio e sull’azione: infatti, quando le persone decidono di fare volontariato, donano tempo e risorse per supportare cause e iniziative importanti, che possono aiutare a migliorare la qualità della vita dei membri della comunità.
Il volontariato è una scelta di vita che si rinnova ogni giorno e che, nel fare del bene agli altri, lo fa innanzitutto a noi stessi.


«Fate del bene, fratelli, a voi stessi»
Questo lo aveva capito bene san Giovanni di Dio, un esempio senza tempo di volontariato e dedizione al prossimo. La sua storia è un faro che illumina il cammino di chiunque voglia fare del bene.
Dopo aver condotto una vita raminga e dopo essere stato soldato di ventura, Giovanni di Dio – nato in Portogallo l’8 marzo 1495 – cambiò radicalmente vita in seguito a una predica del beato Giovanni d’Avila: abbandonò tutto, si privò anche delle scarpe e del vestito e andò a mendicare per le vie di Granada, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l’emblema di una nuova istituzione: «Fate del bene, fratelli, a voi stessi». Infatti, la carità che la gente gli faceva veniva divisa tra i più bisognosi.
Gli abitanti di Granada, però, ritenendo molto strano il suo comportamento, lo fecero rinchiudere in manicomio: qui Giovanni si rese conto che le malattie mentali venivano curate con metodi degni di un torturatore. Così, appena poté, fondò un suo ospedale. Pur sprovvisto di studi di medicina, si mostrò più bravo degli stessi medici. La cura dello spirito era la premessa per una proficua cura del corpo. Giovanni di Dio fondò una grande famiglia religiosa, l’ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli.


L’eredità di san Giovanni di Dio
La figura di San Giovanni di Dio incarna i valori fondamentali del volontariato:Altruismo: donare il proprio tempo e talento alla comunità.

Compassione: mettere in pratica la propria empatia verso gli altri.
Solidarietà: unirsi per fare la differenza nella vita degli altri.
Impegno: si fa la volontariato nella convinzione profonda che si possa migliorare il mondo, un passo alla volta.
Amore: il volontariato è un modo unico per vivere e mettere in pratica la carità verso il prossimo.

La storia di San Giovanni di Dio è un invito a riscoprire il valore del volontariato come strumento per costruire un mondo più giusto e fraterno: ognuno può fare la differenza, offrendo il proprio tempo, le proprie competenze e il proprio amore per chi ha bisogno.

FONTE: SHALOM BLOG

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