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Vivere la carità con stile di povertà, gratuità e umiltà

Papa Francesco alla Caritas internationalis in occasione della XXI Assemblea generale.


“La carità non è una sterile prestazione oppure un semplice obolo da devolvere per mettere a tacere la nostra coscienza. Quello che non dobbiamo mai dimenticare è che la carità ha la sua origine e la sua essenza in Dio stesso (cfr Gv 4,8); la carità è l’abbraccio di Dio nostro Padre ad ogni uomo, in modo particolare agli ultimi e ai sofferenti, i quali occupano nel suo cuore un posto preferenziale. Se guardassimo alla carità come a una prestazione, la Chiesa diventerebbe un’agenzia umanitaria e il servizio della carità un suo reparto logistico. Ma la Chiesa non è nulla di tutto questo, è qualcosa di diverso e di molto più grande: è, in Cristo, il segno e lo strumento dell’amore di Dio per l’umanità e per tutto il creato, nostra casa comune.”

La carità è la prima parola chiave su cui Papa Francesco si è soffermato oggi nel discorso ai partecipanti all’incontro promosso da Caritas internationalis in occasione della XXI Assemblea generale. La seconda è sviluppo integrale, mentre la terza comunione. Questi tre aspetti fondamentali vanno vissuti con stile di povertà, di gratuità e di umiltà. La carità va vissuta tramite relazioni interpersonali con i poveri, perché solo così si impara a praticarla con spirito di povertà e condivisione.

“Nel servizio della carità è in gioco la visione dell’uomo, la quale non può ridursi a un solo aspetto ma coinvolge tutto l’essere umano in quanto figlio di Dio, creato a sua immagine. I poveri sono anzitutto persone e nei loro volti si cela quello di Cristo stesso. Essi sono sua carne, segni del suo corpo crocifisso, e noi abbiamo il dovere di raggiungerli anche nelle periferie più estreme e nei sotterranei della storia con la delicatezza e la tenerezza della Madre Chiesa. Dobbiamo puntare alla promozione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini affinché siano autori e protagonisti del proprio progresso. Il servizio della carità deve, pertanto, scegliere la logica dello sviluppo integrale come antidoto alla cultura dello scarto e dell’indifferenza.”

“La comunione ecclesiale nasce dall’incontro con il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che, mediante l’annuncio della Chiesa, raggiunge gli uomini e crea comunione con Lui stesso e con il Padre e lo Spirito Santo (cfr 1 Gv 1,3). È la comunione in Cristo e nella Chiesa che anima, accompagna, sostiene il servizio della carità sia nelle comunità stesse sia nelle situazioni di emergenza in tutto il mondo. In questo modo, la diakonia della carità diventa strumento visibile di comunione nella Chiesa.”

Stando sempre attenti a non cadere nella tentazione di vivere la carità in modo ipocrita, identificandola con una beneficenza che serva a calmare le nostre inquiete coscienze o addirittura con una possibilità di arricchimento, il Papa ricorda che essa è l’incontro esperienziale con Cristo.

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