Negli ultimi 4 anni, in Italia, 42 bambini uccisi: cosa stata accadendo?

Neonati ritrovati nei cassonetti, bambini lanciati dal balcone. Ignoranza e carenze economiche non sono la risposta. Cosa sta accadendo alla nostra Italia? Da dove ripartire?



Ragusa, 5 novembre: un neonato viene ritrovato in un cassonetto, miracolosamente vivo. Il giorno dopo, a Trapani, una 17enne uccide il figlio appena nato lanciandolo dal balcone. I due episodi accaduti nel Siciliano, sono solo gli ultimi di una nera scia che attraversa tutto lo Stivale. Secondo i dati del Rapporto Eures negli ultimi 4 anni in Italia sono stati 42 i bambini con meno di 5 anni assassinati dai genitori. Quasi uno al mese.

Ciascuna di queste macabre vicende ha le sue circostanze particolari. Ognuno di questi genitori figlicidi ha la sua storia, le sue crisi, i suoi lati bui. Non possiamo però non provare ad interrogarci sulle “cause comuni” di un dramma così oscuro e sulle risposte che occorre mettere in campo.

Ignoranza? Carenze economiche? No, il fenomeno si presenta trasversale alle diverse classi sociali. Un dato però emerge con assoluta costanza: la solitudine in cui si consumano questi drammi. Padri, madri, famiglie sole di fronte alle mille criticità di una quotidianità che – proprio perché isolata – si presenta insostenibile, schiacciante. Una solitudine che genera sentimenti di totale disperazione, che spinge a gesti estremi, specie in una società nella quale la realizzazione personale è pensata e perseguita sempre più come affermazione dell’io e la sovrabbondanza di stimoli e risposte consumistiche lascia l’uomo impreparato di fronte alla sofferenza e al sacrificio.

«Avevo paura di dire ai miei genitori che ero incinta». Ha affermato la giovane madre trapanese. Dov’erano – ci chiediamo – il padre del bambino, i parenti e gli amici di entrambi, i vicini di casa? Dov’erano le istituzioni territoriali, dalla scuola (la ragazza era ancora nell’età dell’obbligo scolastico) al medico di famiglia, ai servizi sociali? Dove la parrocchia, le associazioni e le varie realtà di quartiere? Dov’erano gli stessi genitori della ragazza, così distratti e lontani da non accorgersi della gravidanza della figlia? Certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio né vanno lanciate accuse generiche e superficiali. Ma occorre seriamente interrogarci sulla galoppante desertificazione delle relazioni sociali e sull’assenza, quasi totale, di strategie e percorsi che favoriscano la vicinanza tra le persone.

I dati Istat ci dicono che su dieci italiani uno è anziano e solo. Su ogni dieci famiglie italiane con figli, due sono monogenitoriali, cioè formate da un solo genitore (che cresce da solo uno o più figli). I tassi di fiducia tra le persone sono ai minimi storici (quattro italiani su cinque dichiarano che occorre “stare molto attenti” nei confronti del prossimo). Negli ultimi trent’anni si è quasi dimezzato il numero di nuclei familiari che ricevono aiuti dai vicini. Di fronte a tutto questo ci chiediamo: i responsabili delle istituzioni hanno la “mappa delle solitudini” del loro territorio? Quali sono i “centri relazionali” intorno ai quali riattivare la prossimità tra le persone? Quali le concrete iniziative per favorire l’incontro, la condivisione, la solidarietà tra gli individui? Fino a quando i condomini, il vicinato, le classi scolastiche, gli uffici e tutti gli altri contesti nei quali le persone si trovano a “vivere vicine” saranno lasciati a sé stessi, abbandonati al caso o, peggio, ai conflitti?

di Marco Giordano, presidente della Federazione Progetto Famiglia

Commenti

Post popolari in questo blog

Filomena. La Santa più misteriosa della storia della Chiesa

Il significato del logo del Giubileo 2025: Pellegrini di speranza