Il Papa, messa con i nuovi cardinali: “Attenti ai complotti, non cercare padrini per fare carriera”

Celebrazione a San Pietro: «Non affannarsi per soldi e successo, tutto passa!». Angelus: «La pandemia ci preoccupa. Viviamo l’Avvento con sobrietà, rispetto dei vicini, momenti di preghiera in famiglia»



Preghiera e carità per non diventare «mediocri, tiepidi, mondani», distratti da «complotti», interessi personali e «tante vanità», a caccia di «padrini» per «fare carriera». Ai nuovi cardinali, creati nel Concistoro di ieri 28 novembre, Papa Francesco indica pericoli e tentazioni che potrebbero presentarsi lungo il cammino che ora, con in testa la berretta rossa e indosso le vesti cremisi, iniziano a percorrere. Con i neo porporati - undici su tredici: assenti i due prelati asiatici, Sim (Brunei) e Advincula (Cadiz), per le restrizioni Covid - il Pontefice celebra la messa della prima domenica d’Avvento nella Basilica vaticana. 

La cerimonia è asciutta; pochi i presenti, meno di un centinaio, e tutti distanziati. Uno scenario differente rispetto ai precedenti Concistori, dove colori e tradizioni degli ospiti dei cardinali provenienti dai cinque continenti restituivano uno scorcio dell’umanità globale. Grech, Semeraro, Kambanda, Gregory, Aós, Lojudice, Gambetti, e gli ultra ottantenni Arizmendi, Tomasi, Cantalamessa e Feroci, siedono in prima fila. Indossando l’anello e lo zucchetto rosso ricevuti ieri pomeriggio e i paramenti viola richiesti dal tempo liturgico. Tutti portano sul viso la mascherina. 

Nell’omelia il Papa si rivolge a loro, ma il messaggio è per ogni fedele. La riflessione si snoda a partire dalle raccomandazioni di ieri a stare in guardia da «corruzione» e «mondanità», entrambi ostacoli che rischiano di far deragliare dalla «strada» della vita e della fede. «Attratti dai nostri interessi e distratti da tante vanità, rischiamo di smarrire l’essenziale», ammonisce Jorge Mario Bergoglio. «Perciò - dice, richiamando il Vangelo - oggi il Signore ripete a tutti: “Vegliate!”».

«Se dobbiamo vegliare, vuol dire che siamo nella notte», osserva il Pontefice. «Sì, ora non viviamo nel giorno, ma nell’attesa del giorno, tra oscurità e fatiche. Il giorno arriverà quando saremo con il Signore. Arriverà, non perdiamoci d’animo: la notte passerà, sorgerà il Signore, ci giudicherà Lui che è morto in croce per noi. Vigilare è attendere questo, è non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, è vivere nella speranza». 

E se siamo attesi in Cielo, perché «vivere di pretese terrene»? «Perché - domanda Francesco - affannarci per un po’ di soldi, di fama, di successo, tutte cose che passano? Perché perdere tempo a lamentarci della notte, mentre ci aspetta la luce del giorno? Perché cercare “padrini” per avere una promozione e andare su, promuoverci nella carriera? Tutto passa. Vegliate, dice il Signore».

Stare svegli, però, è «difficile»: pure i discepoli si addormentarono nelle ultime ore della vita terrena di Cristo. «Durante l’ultima cena, tradirono Gesù; di notte si assopirono; al canto del gallo lo rinnegarono; al mattino lo lasciarono condannare a morte. Ma anche su di noi può scendere lo stesso torpore - avverte il Papa -. C’è un sonno pericoloso: il sonno della mediocrità. Viene quando dimentichiamo il primo amore e andiamo avanti per inerzia, badando solo al quieto vivere. Ma senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede, perché la fede è il contrario della mediocrità: è desiderio ardente di Dio, è audacia continua di convertirsi, è coraggio di amare, è andare sempre avanti. La fede non è acqua che spegne, è fuoco che brucia; non è un calmante per chi è stressato, è una storia d’amore per chi è innamorato!». Gesù, infatti, «detesta più di ogni cosa la tiepidezza».

La sveglia a questo «sonno della mediocrità» è «la preghiera»: «Pregare è accendere una luce nella notte», assicura il Papa, «la preghiera ridesta dalla tiepidezza di una vita orizzontale, innalza lo sguardo verso l’alto, ci sintonizza con il Signore. La preghiera permette a Dio di starci vicino; perciò libera dalla solitudine e dà speranza». È come un ossigeno: «Come non si può vivere senza respirare, così non si può essere cristiani senza pregare». 

Ma c’è anche un secondo «sonno interiore» che è «il sonno dell’indifferenza». È indifferente chi «vede tutto uguale, come di notte, e non s’interessa di chi gli sta vicino». «Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore», avverte il Papa. «Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime di tutti e infine si fanno complotti su tutto. Lamentele, senso di vittima e complotti… È una catena! Oggi questa notte sembra calata su tanti, che reclamano per sé e si disinteressano degli altri».

L’antidoto è la carità: «Come non si può vivere senza battito, così non si può essere cristiani senza carità. A qualcuno sembra che provare compassione, aiutare, servire sia cosa da perdenti! In realtà è l’unica cosa vincente, perché è già proiettata al futuro, al giorno del Signore, quando tutto passerà e rimarrà solo l’amore». 

«Pregare e amare», conclude Francesco, «quando la Chiesa adora Dio e serve il prossimo, non vive nella notte. Anche se stanca e provata, cammina verso il Signore». 

Durante l’Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico, il Papa si sofferma sul «tempo forte» dell’Avvento «che prepara al Natale, come tempo di attesa e speranza». Soprattutto speranza perché «sappiamo bene che la vita è fatta di alti e bassi, di luci e ombre», dice Francesco ai fedeli riuniti in una piazza San Pietro sotto la pioggia. «Ognuno di noi sperimenta momenti di delusione, di insuccesso e di smarrimento. Inoltre, la situazione che stiamo vivendo, segnata dalla pandemia, genera in molti preoccupazione, paura e sconforto; si corre il rischio di cadere nel pessimismo, nella chiusura e nell’apatia». 

Ma l’attesa nel Signore «fa trovare conforto e coraggio nei momenti bui dell’esistenza». «Dio è presente nella storia dell’umanità, è il “Dio con noi”, cammina al nostro fianco per sostenerci», rimarca il Pontefice, «non ci abbandona mai, ci accompagna nelle nostre vicende esistenziali per aiutarci a scoprire il senso del cammino, il significato del quotidiano, per infonderci coraggio nelle prove e nel dolore». 

«In mezzo alle tempeste della vita, Dio ci tende sempre la mano e ci libera dalle minacce. Questo è bello!», afferma il Papa. Che, al termine dell’Angelus, manifesta vicinanza alle popolazioni dell’America Centrale colpite da forti uragani, in particolare nelle provincie di San Andres, Providencia e Santa Catalina e nel nord della Colombia: «Prego per tutti i Paesi che soffrono a causa di queste calamità».

Francesco saluta poi tutti coloro che, anche «se in numero assai limitato per le restrizioni del Covid, sono venuti per la creazione dei nuovi cardinali»: «Preghiamo per i 13 nuovi membri del Collegio cardinalizio».

Infine, augurando a tutti un buon cammino di Avvento, il Papa raccomanda: «Cerchiamo di ricavare del bene anche da questa situazione difficile». Come? Con «maggiore sobrietà, attenzione discreta e rispettosa dei vicini che possono avere bisogno e qualche momento di preghiera fatto in famiglia con semplicità».

Salvatore CERNUZIO


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