Aldo Moro, dialogo e democrazia
Sintesi del primo intervento all’incontro organizzato dalle associazioni
“Giovanni Paolo II” e “U Castarill”
Polignano a Mare, 10 Giugno 2026
Il modo migliore di parlare di Aldo Moro è quello di leggere direttamente i suoi scritti. Ognuno secondo i propri interessi, può attingere dalla immensa fonte di scritti costituiti da interventi parlamentari, interventi a vari congressi, lezioni universitarie di Filosofia del Diritto o di Diritto e Procedura Penale, articoli e monografie. Orientarsi nella scelta non è facile (n.d.r.: si rimanda al collegamento al link in fondo).
Tra i tanti scritti possibili, mi piace proporne uno. L’ho scoperto occasionalmente, trattandosi di un articolo pubblicato nel 1977 (in La discussione del 08.08.1977) e non inserito in un testo o in una raccolta organica. Ma alcuni passi, che qui propongono, sono particolarmente significativi del pensiero di Aldo Moro riguardo il tema del dialogo quale strumento essenziale del sistema democratico, anche a prescindere dalle diverse esigenze, contingenti, dettate dal governare, attività riservata alla maggioranza. Ne emerge in modo esemplare come “dialogo” e “democrazia” fossero, per Aldo Moro, vere e proprie scelte di vita e di rispetto per l’altro.
Peraltro, mi sembra che gli auspici di Aldo Moro siano di significativa attualità, in presenza, oggi, di un contesto storico di accesi contrasti, sia di politica interna, sia di politica internazionale, dove i nuovi scenari offerti dalla geopolitica sembrano caratterizzati da insuperabili violenti contrasti, senza che i protagonisti della scena mondiale abbiano reali volontà e capacità di risoluzione.
Allora lasciamo parlare Aldo Moro. Riflettendo sulle parole, tutte particolarmente significative. Tenendo conto che Aldo Moro sapeva ben dominare parole e linguaggio, adeguandole ai vari contesti. Magari poi provando a chiederci come avrebbe operato oggi e se le sue personalità e carisma sarebbero state in grado di stimolare scelte e comportamenti di maggiore responsabilità negli attuali scenari politici nazionali ed internazionali.
Aldo Moro parte dal presupposto che quello delle alleanze sia un dibattito “…permanente…e ovviamente sempre aperto. Anche da parte di parte di chi, con indubbia sincerità, non è sempre preparato a coglierne le implicazioni e cioè il confronto ed eventualmente il concorso con altri in una situazione aperta a tutti i venti…Anche quando il riscontro di diversità ed asprezze appaiano, in un certo momento, incomponibili, anche con riguardo a dati internazionali…”
Proseguendo riferendosi al confronto politico democratico, che deve rimanere essenziale pur in presenza di diversità di ruoli di governo tra maggioranza ed opposizione, Aldo Moro ricorda come “…la storia ha dimostrato, nel suo lento procedere tra talune inevitabili durezze, tra talune diversità drasticamente rilevate, ma come con un discorso mai interrotto, a mano a mano più sereno nella consapevolezza di una presenza, da una parte e dell’altra, inevitabile ed obiettivamente significativa…” sia possibile ottenere convergenze altrimenti impossibili.
Aldo Moro rivendica, in questo metodo, quello che lui sintetizza richiamando il ruolo del mondo cattolico, quello nel quale lui è cresciuto e si è costruito, sempre confortato dalla sua profonda fede cattolica. Del resto, non è possibile comprendere Aldo Moro prescindendo da questa sua fede. Per Moro “…le pur profonde diversità che sempre emergono, soprattutto nell’evoluzione della situazione generale, gli avvenimenti internazionali ed il modificarsi, in qualche misura, del mondo cattolico…pur in presenza di un sistema di intese politiche tradizionali mutato e che si pone in termini problematici, non può mancare la nostra maggiore attenzione. È il grande tema del nostro tempo… Questo gioco democratico, senza poter risolvere di per sé tutti i problemi, offre con una sua naturale pieghevolezza ed intrinseca fecondità strumenti di dialogo ed occasioni per assumere responsabilità quali il momento storico richiede. Che questo quadro sia rimasto integro e ci dia oggi anche delle possibilità di gestione politica, senza alterare gli orientamenti di fondo del Paese, è un segno di vitalità e validità…verso il confronto delle idee e le libere ed aperte scelte politiche…”
Aldo Moro riconduce a De Gasperi il merito del “…monito ad una grande fermezza nei principi e, insieme ad una intelligente duttilità nell’azione politica, l’invito a considerare la democrazia non solo come intangibile patrimonio del nostro vivere civile, ma anche come un fatto morale, uno straordinario esempio di coerenza interiore, larghezza di vedute ed apertura al dialogo, l’insegnamento di una sapiente commistione di coraggio, prudenza, rigore, accorto calcolo politico e soprattutto di una grande serietà…”
Come in molte altre occasioni, Aldo Moro riconduce queste sue certezze metodologiche alla bussola che indirizza tutto il suo pensiero: il valore della “persona”, “…meta inesauribile di ogni diritto che sia positivamente vigente…Perché ogni uomo, solo perché tale, è persona nel senso del diritto…”.
Nella assoluta rilevanza e preminenza della “persona”, Aldo Moro, ben consapevole sia del suo valore, sia di quanto sia complesso rivendicarlo e tutelarlo, così conclude: “…Questa conquista, che si suole attribuire come definitiva alla civiltà moderna, non è – lo constatiamo purtroppo ogni giorno – senza attacchi. Né, d’altra parte, va dimenticato che questa umanità è in perenne svolgimento, che la sua richiesta di libertà e responsabilità nella vita sociale è ogni giorno maggiore e più urgente. Così la conquista della capacità è una perenne meta rivoluzionaria, il cui miraggio vale a spiegare molte svolte della storia e quel fermento continuo che condanna il diritto positivo nell’attesa di una migliore e più umana rivelazione. L’istanza democratica e l’altra, ad essa immediatamente congiunta, di una democrazia sociale, sono forme di una lotta per la capacità, la quale segue su di una linea di rigida coerenza la rivendicazione cristiana di una eguaglianza di valore tra gli uomini.”
Ecco mirabilmente riassunti, in questa conclusione, ciò che Aldo Moro aveva più a cuore e per cui si è impegnato, come politico, come statista, come docente: tutelare la persona in ogni contesto, nonostante le difficoltà che la vita sociale – nel rispetto dei principi di libertà e responsabilità di ciascuno – comporta, con un impegno costante nelle diverse evoluzioni del mondo storico, contribuendo a costruire, attraverso l’esperienza comune, il mondo del diritto, in prospettiva della costruzione di una “democrazia sociale” per la quale occorre lottare rivendicando l’eguaglianza tra gli uomini attraverso la visione cristiana della vita. Chi ha conosciuto o studiato a fondo Aldo Moro, può ben riconoscere, in tutto questo, le similitudini con il pensiero del giurista Giuseppe Capograssi e delle sue fonti privilegiate (Blondel, Vico, Rosmini, Agostino, Mounier), comuni a molti altri giuristi italiani del Novecento (tra cui Satta, Carnelutti, Cotta, Piovani, Perlingieri, La Pira), protagonisti di quella particolare corrente di pensiero che si sintetizza con la espressione personalismo giuridico. Perché, come tutti loro hanno insegnato secondo la lezione rosminiana, “…la persona è l’essenza del diritto…” ed il diritto stesso, in quanto “…idea umana di vita, può essere compreso nella sua autentica essenza solo attraverso una visione globale della vita e dell’esistenza.”
La mia conclusione? Leggiamo Aldo Moro; studiamolo; proviamo a seguirlo nei profondi ragionamenti. Perché solo così riusciremo finalmente a ricordarlo e celebrarlo – come senz’altro merita – ben oltre la sua tragica fine…
Nota: per chi ne avesse voglia, nel link che segue sono pubblicati tutti gli scritti di Aldo Moro, dagli interventi alle lezioni universitarie, dalle monografie alle altre pubblicazioni accademiche. CLICCA QUI



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